Offese al datore di lavoro da parte del sindacalista

di Stefania Russo Commenta

Il licenziamento è da considerarsi un provvedimento eccessivo qualora venga intimato nei confronti di un dipendente che veste...

Il licenziamento è da considerarsi un provvedimento eccessivo qualora venga intimato nei confronti di un dipendente che veste i panni di sindacalista e che offende il datore di lavoro.

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione con la sentenza n° 15165 dell’11 settembre 2012, che ha rigettato il ricorso presentato da una società che chiedeva la conferma di un licenziamento intimato ad un dipendente che, nella sua veste di sindacalista, si era rivolto al datore di lavoro definendolo “sbruffone”.


I giudici della Suprema Corte, in particolare, hanno confermato la decisione della Corte d’Appello, che aveva dichiarato l’illegittimità del licenziamento e disposto la reintegrazione del lavoratore sul posto di lavoro, condannando al contempo il datore di lavoro al pagamento delle retribuzioni che sarebbero spettate al lavoratore se non fosse stato licenziato e relative quindi al periodo compreso tra la data del licenziamento e quella del ripristino del rapporto di lavoro.

Secondo la Cassazione, in particolare, la gravità della reazione verbale del lavoratore non era proporzionata alla sanzione, in quanto l’episodio è avvenuto nell’ambito di un’aspra protesta istintiva da parte di un lavoratore che vestiva i panni di sindacalista, a seguito dell’adozione di un provvedimento di riduzione del personale e in un momento di particolare conflittualità tra le parti.

In altre parole, in considerazione del contesto in cui il fatto è avvenuto, si ritiene che il comportamento del lavoratore sindacalista non abbia determinato un danno di immagine al datore di lavoro, per cui il licenziamento si configura come un provvedimento eccessivo.

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