Licenziamento e pausa caffè

di Stefania Russo Commenta

Allontanarsi dalla propria postazione lavorativa per una pausa caffè può dare luogo da un'ipotesi di licenziamento legittimo...

Allontanarsi dalla propria postazione lavorativa per una pausa caffè può dare luogo da un’ipotesi di licenziamento legittimo.

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 7829 del 28 marzo 2013, con la quale è stato giudicato il caso di un dipendente del Credito Emiliano addetto allo sportello che, nonostante una fila di circa 15 persone, si era allontanato per una pausa caffè.


Nei confronti dello stesso dipendente erano stati in precedenza contestati anche altri due episodi, ovvero il suo allontanamento dallo sportello senza chiudere la cassa e il rifiuto ad effettuare un’operazione richiesta da un cliente e prevista in un manuale operativo portato a conoscenza di tutti i dipendenti.

A sua discolpa il lavoratore ha argomentato anzitutto la mancata prova della consegna del manuale operativo e che l’allontanamento dal suo posto di lavoro, nonostante la fila, rientrava in una prassi aziendale che consentiva di farlo anche senza permesso. Inoltre a suo dire tale allontanamento non aveva sortito alcun effetto dal momento che erano operative altre casse, al massimo avrebbe causato un leggero rallentamento delle operazioni.

Al riguardo, la Corte di Cassazione nel confermare il licenziamento del dipendente ha spiegato che la giusta causa di licenziamento di un cassiere di banca, al quale sono affidate somme di denaro anche rilevanti, deve essere collegata non soltanto all’interesse patrimoniale della società datrice di lavoro ma anche alla potenziale lesione dell’interesse pubblico alla corretta e prudente gestione del credito. Per quanto riguarda la presenza di altre casse operative, la Cassazione ha affermanto che ciò non esclude comunque che il venir meno di una cassa rallentava le operazioni, visto il numero sostanzioso dei clienti in fila. La Cassazione, dunque, ha confermato il licenziamento e condannato al contempo il dipendente a pagare più di 3.500 euro di spese processuali.

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