Collegato Lavoro: conciliazione facoltativa

di Giuseppe Aymerich Commenta

Dopo un lungo esame parlamentare durato un anno e mezzo, il Senato ha varato in via definitiva il cosiddetto “Collegato Lavoro”..

Dopo un lungo esame parlamentare durato un anno e mezzo, il Senato ha varato in via definitiva il cosiddetto “Collegato Lavoro”, ossia la legge che porta numerose innovazioni sulla disciplina del lavoro.

La legge è un autentico calderone ricolmo di norme molto eterogenee, che apportano una serie di microinterventi su tante questioni differenti, alcuni dei quali anche di un certo peso. Vediamo, dunque, quali sono i provvedimenti più importanti.


Importanti innovazioni intervengono innanzitutto in materia di conciliazione e arbitrato.
Secondo la disciplina previgente, in ogni ipotesi di controversie fra dipendenti e datori di lavoro è obbligatorio esperire un tentativo di conciliazione presso gli organi preposti prima che la causa giunga in tribunale, al fine di cercare di risolvere la questione in tempi rapidi e con l’accordo delle parti.

Sennonché, la pratica ha dimostrato che solo raramente (in meno del 20% dei casi) il tentativo di conciliazione giunge a buon fine. Così, mentre la mediazione obbligatoria è stata recentemente introdotta in numerosi campi del diritto (per esempio, le liti condominiali), nell’ambito del lavoro con la riforma essa viene trasformata in un istituto puramente facoltativo.


Quando il tentativo di conciliazione viene avviato da una delle due parti e accettato dall’altra, il processo civile è interrotto (si bloccano anche tutti i termini di prescrizione e decadenza) e si dà il via alla procedura, per la quale sono previsti tempi molto rapidi (dovrebbe durare in tutto solo un paio di mesi).

Se il tentativo non porta ad un risultato accolto da ambo le parti, la proposta di mediazione adottata dalla commissione di conciliazione viene comunque valutata dal giudice al fine della sua decisione

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