Vendite sottocosto: regole generali

di Giuseppe Aymerich Commenta

La situazione più complessa e suscettibile degli influssi maggiormente negativi sulla concorrenza è quella che..

sottocosto

Mentre le liquidazioni hanno una causa esterna alla dinamica concorrenziale e sono quindi trattate con una certa morbidezza dal legislatore, e i saldi hanno dei vincoli in più ma che comunque ricadono su tutti i venditori in pari misura, la situazione più complessa e suscettibile degli influssi maggiormente negativi sulla concorrenza è quella che deriva dalle “vendite sottocosto”: il termine già spiega tutto sulla loro natura.

Esse vanno distinte dalla semplici vendite promozionali, in cui si offre uno sconto più o meno sostanzioso su determinati prodotti (senza andare sottocosto), e che sono pressoché libere.


Sono uno strumento commerciale piuttosto insidioso, perché tipicamente di appannaggio delle grandi aziende (si pensi ai supermercati) che in assenza di vincoli ne potrebbero approfittare per sbaragliare la concorrenza dei negozi di vicinato: un grande esercente, infatti, potrebbe permettersi di lavorare in perdita anche per molti mesi, se questo fosse sufficiente per far chiudere i piccoli avversari e ingigantire la propria fetta di mercato.


Per i motivi descritti, il legislatore stabilisce alcuni vincoli da rispettare, indicati nel dettaglio dal DPR 218/2001. Le regole in questione si dividono in obblighi generali da rispettare da parte di tutti gli esercenti e una serie di norme particolari con divieti o esenzioni previsti in situazioni specifiche.

Iniziamo dalle regole generali: è stabilito, innanzitutto, che la vendita sottocosto deve essere comunicata preventivamente al Comune almeno dieci giorni prima dell’inizio e avere una durata non superiore a dieci giorni (non includendo, però, le domeniche e altri giorni di chiusura); si possono fissare fino a tre periodi nell’anno, con una distanza minima di venti giorni l’uno dall’altro (la prima vendita sottocosto dell’anno, però, non è soggetta a tale limite); inoltre, essa non può riguardare più di cinquanta tipologie di prodotti.

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