La disciplina dei gruppi di imprese

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il concetto di gruppo di imprese è molto diffuso sulla stampa specializzata e anche nel linguaggio corrente..

Il concetto di gruppo di imprese è molto diffuso sulla stampa specializzata e anche nel linguaggio corrente.

Nonostante questo, non esiste nessuna definizione legislativa sull’argomento: il Codice Civile, infatti, stabilisce una serie di norme e di obblighi che devono essere rispettati in una serie di situazioni senza che però il termine “gruppo” sia mai utilizzato.


In sintesi, noi possiamo parlare di gruppo quando abbiamo a che fare con due o più aziende distinte giuridicamente fra loro ma le quali obbediscono ad un’unica logica economica. In altre parole, obiettivi e strategie di ogni impresa non sono stabiliti in forma indipendente ma rispondono ad un più complesso piano elaborato a livello complessivo.

In genere, una delle imprese coinvolte assume il ruolo di capogruppo (holding) e il relativo consiglio di amministrazione finisce per muovere le fila dell’intero insieme.

Si parla di “holding finanziaria” (o “pura”) quando il suo unico oggetto sociale consiste nel gestire le partecipazioni verso le altre aziende (un esempio da manuale è la Exor della famiglia Agnelli, che sovrintende all’intero gruppo Fiat), mentre la “holding industriale” (o “mista”) è quella nella quale, oltre alla gestione del gruppo, è anche svolta una propria attività produttiva (è il caso della Barilla).


Secondo la dottrina aziendale, dunque, perché si parli di gruppi sono necessarie due condizioni: un legame (per lo più di natura partecipativa) che congiunga le imprese coinvolte e un’effettiva strategia comune portata avanti nel concreto.
Questo secondo elemento, però, non assume una reale rilevanza dal punto di vista civilistico: se esistono determinati legami fra due o più aziende si applicano automaticamente una serie di norme, anche se di fatto ogni società si muovesse sul mercato per conto proprio.

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