Durata dell’usufrutto e il sub-usufrutto

di Giuseppe Aymerich Commenta

Il diritto di usufrutto ha obbligatoriamente una durata limitata nel tempo..

Il diritto di usufrutto ha obbligatoriamente una durata limitata nel tempo, e questo rappresenta una differenza notevole rispetto agli altri diritti reali.

In caso di nascita del diritto per contratto o testamento, le parti contraenti oppure il testatore possono avere fissato una scadenza precisa, e dunque a quella data l’usufrutto cesserà.


Se questo non è stato prestabilito oppure l’usufrutto è sorto per altre cause, è il codice civile a fissare la durata massima del diritto: trent’anni se l’usufruttuario è una persona giuridica, oppure la vita stessa del soggetto se è persona fisica.

Comunque, anche nel caso del contratto e del testamento la durata stabilita non può oltrepassare il limite di legge: se per esempio vi è un contratto, l’usufruttuario è una Srl e le parti hanno stabilito una durata di quarant’anni, il contratto cesserà ugualmente al trentesimo anno.


Esiste poi un’altra situazione da considerare: quella del sub-usufrutto. Come ampiamente descritto, l’usufruttuario può fare quel che vuole del bene usufruito, eccetto mutarne la destinazione economica.

Se non vi sono stati divieti espliciti del nudo proprietario in sede contrattuale, perciò, egli potrà anche concedere diritti a terzi: affittare loro il bene, concederlo in comodato, o magari costituire a propria volta a favore di un terzo un diritto di usufrutto; nell’ultimo caso avremmo quindi un sub-usufrutto. E questo sub-usufruttuario potrebbe a sua volta concedere il diritto ad un quarto e così via.

In questo modo, però, il rischio è che il nudo proprietario non possa ritornare mai più a godere pienamente del suo bene. Ed è per questo che è stabilito che, qualunque cosa succeda, al più tardi al momento della morte dell’usufruttuario originale (o ai trent’anni in caso di persona giuridica), il nudo proprietario ritornerà in ogni caso ad avere la piena proprietà.

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