Diritto di usufrutto

di Giuseppe Aymerich Commenta

Fra i diritti reali limitati di godimento, l’usufrutto è certo il più conosciuto..

Fra i diritti reali limitati di godimento, l’usufrutto è certo il più conosciuto. In sostanza, all’usufruttuario è riconosciuto il diritto di godere appieno dei benefici del bene in oggetto e, allo stesso tempo, di sostenerne le spese.

L’usufruttuario di un terreno, per esempio, potrà coltivarlo e fare ciò che desidera dei frutti del suo lavoro; allo stesso tempo, però, tutte le spese sostenute per la coltivazione e, in generale, gli oneri legati al terreno ricadranno su di lui e non sul titolare del diritto di proprietà (il “nudo proprietario”). Il discorso vale anche dal punto di vista fiscale: sarà l’usufruttuario e non il nudo proprietario a dichiarare il reddito di quel terreno e a pagare l’eventuale ICI.


In linea di massima, dunque, l’usufruttuario può impiegare il bene nel modo che egli preferisce. Esiste, però, un ineludibile vincolo di legge: la destinazione economica del bene non può essere cambiata. Se Tizio concede un appartamento in usufrutto a Caio, dunque, quest’ultimo non potrà mutarne la destinazione d’uso e affittarlo a terzi come ufficio.

L’usufrutto può riguardare qualsiasi tipo di bene: mobile e immobile, materiale o immateriale. Può anche consistere in un insieme di beni, e a questo proposito una certa attenzione da parte del legislatore è riservata all’usufrutto d’azienda.

In linea teorica, però, sono esclusi dall’usufrutto i beni fungibili e consumabili. Se infatti Tizio concede in usufrutto a Caio un bene per dieci anni, alla scadenza Caio dovrà restituirgli quel bene e nessun altro.


Un concetto parzialmente diverso, e comunque del tutto lecito, è invece quello del cosiddetto “quasi-usufrutto”, che ha per oggetto beni fungibili, come ad esempio una somma di denaro. In quest’ipotesi, alla scadenza Caio non è obbligato a restituire esattamente le banconote ricevute a suo tempo, bensì altrettante di uguale valore.

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