Diritti sulle opere dell’ingegno

di Giuseppe 1

Perciò qualunque sorte abbia l’invenzione, egli potrà sempre rivendicare il suo ruolo nella creazione di quel bene..

ufficio marchi e brevetti

Nella società moderna, la classica figura dell’inventore solitario guidato per lo più dall’intuito e dalla fortuna (sul genere di Leonardo o Galileo) è ormai una figura marginale.

Ben più diffusi sono i team di studiosi e ricercatori, al servizio di enti pubblici o di grandi industrie private, che approdano con metodo scientifico e razionale alla realizzazione di beni innovativi in grado di risolvere i problemi comuni: le invenzioni.

Lo sviluppo di un’invenzione dà luogo a due distinti diritti. Il primo è il diritto dell’inventore di rivendicare la paternità morale della sua creazione: è un diritto inscindibile dalla persona dell’inventore medesimo.


Perciò qualunque sorte abbia l’invenzione, egli potrà sempre rivendicare il suo ruolo nella creazione di quel bene. Ben più complesso è invece il discorso riferibile al secondo diritto connaturato all’invenzione e cioè il diritto allo sfruttamento economico della stessa.

Se nel caso classico dell’inventore solitario il diritto allo sfruttamento è ovviamente suo, nel caso del team di scienziati al servizio di un ente o società il discorso è più complesso.

Qualora l’invenzione sia creata sul luogo di lavoro da uno o più dipendenti in cui l’attività di ricerca e sviluppo è parte integrante della mansione regolarmente retribuita, lo sfruttamento spetta al datore di lavoro.


Se le stesse persone realizzano l’invenzione nella loro vita privata, ma essa rientra comunque nel ramo di interesse del datore, la legge presuppone che essi abbiano comunque sfruttato le conoscenze acquisite sul luogo di lavoro e attribuisce il diritto di sfruttamento al datore, ma purché sia riconosciuto all’inventore un equo indennizzo.

Al di fuori di questi casi, infine, il diritto di sfruttamento spetta al dipendente ma qualora egli decida di cedere i diritti a terzi dietro royalties, al datore di lavoro è riconosciuto un diritto di prelazione.

Commenti (1)

  1. Complimenti per l’articolo. Purtroppo la realtà moderna da poco spazio a Leonardo o Galileo.

Rispondi