Detrazione IVA per vitto e alloggio: circolare discutibile n. 6/2009

di Giuseppe Aymerich Commenta

Dal settembre scorso, è possibile dedurre integralmente l’IVA sulle spese di vitto e alloggio, purché inerenti all’attività e regolarmente..

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Dal settembre scorso, è possibile dedurre integralmente l’IVA sulle spese di vitto e alloggio, purché inerenti all’attività e regolarmente documentate con fattura; in precedenza, invece, l’imposta sul valore aggiunto calcolata su queste voci di spesa era totalmente indetraibile.

Molti operatori, tuttavia, in questi mesi hanno preferito rinunciare a tale beneficio fiscale per motivi di pura semplicità: soprattutto per le imprese di grandi dimensioni in cui molti dipendenti sono impegnati continuamente in trasferte di lavoro, contabilizzare ogni singola fattura separando imponibile e imposta sarebbe risultata un’operazione lunga e complessa.


Così le imprese hanno acconsentito che i dipendenti continuassero a richiedere a ristoratori e albergatori semplici ricevute fiscali, ben più semplici da contabilizzare, rinunciando dunque a detrarre l’IVA, specie in presenza di importi ridotti.

Il punto è che, da sempre, l’IVA non detratta per qualsiasi motivo costituisce parte del costo dell’operazione, che dal 2009 risulta deducibile al 75% dall’imposta sui redditi e per il 100% dall’IRAP: a quella rinuncia, dunque, corrisponde una contropartita fiscale minore ma comunque da non sottovalutare.

Ma ora la circolare n. 6/2009 diffusa dall’Agenzia delle Entrate rimescola in carte in tavola, diffondendo un’interpretazione normativa del tutto innovativa.

Secondo l’Agenzia, infatti, l’IVA non detratta sulle operazioni di vitto e alloggio è da considerarsi indeducibile (perlomeno ai fini IRPEF/IRES, non a quelli IRAP).


Ciò significa che tutti coloro che hanno adottato la soluzione contabile citata si ritrovano di colpo con due danni: dovranno ricalcolare l’IVA su tutte le operazioni contabilizzate da settembre in poi per scorporarla dalla base imponibile IRPEF/IRES, azzerando dunque ogni effetto di semplicità, e dovranno anche vedere la stessa IVA non detratta come totalmente indeducibile.

Poiché quest’interpretazione è difforme da ogni prassi consolidata in tema di IVA non detratta, è facilmente presumibile un’infinità di ricorsi.

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