Concordato preventivo piano risanamento

di Giuseppe Aymerich Commenta

La finalità del concordato preventivo è quella di restituire al mercato un’azienda risanata dopo aver superato le sue difficoltà finanziarie e reddituali, sottraendola all’ingloriosa fine del fallimento..

La finalità del concordato preventivo è quella di restituire al mercato un’azienda risanata dopo aver superato le sue difficoltà finanziarie e reddituali, sottraendola all’ingloriosa fine del fallimento.

Perché questo sia possibile, però, non bastano promesse generiche: l’imprenditore deve sottoporre all’attenzione del tribunale e dei creditori un preciso e dettagliato piano di risanamento.


I connotati del piano sono uno dei punti della disciplina su cui maggiormente è intervenuta la riforma del 2005, al fine di lasciare molta maggiore libertà di contenuto.

L’imprenditore può proporsi, infatti, di rimettersi in sesto attraverso molte possibili soluzioni, anche congiunte. Egli può proporsi di affidare la gestione della propria azienda ad un terzo (assuntore) oppure cedere l’azienda ai creditori affinché essi la liquidino mediante l’intervento di un liquidatore nominato dal giudice, o ancora liquidarla in prima persona. Può anche proporre una ristrutturazione dei debiti, e cioè chiedere ai creditori proroghe, sconti e rateazioni sulle scadenze debitorie.

Inoltre, nel progetto egli può proporsi di soddisfare completamente tutti i creditori (ipotesi rarissima, nella realtà) o anche solo in parte.

Può anche ipotizzare percentuali soddisfazioni diverse per i creditori, suddividendoli in classi, e anche senza necessariamente rispettare l’ordine delle cause legittime di prelazione (ipoteca, pegno, privilegio).


Mentre infatti, nel testo originario, era indispensabile che il piano prevedesse la soddisfazione integrale delle spese della procedura e di tutti i creditori assistiti da cause legittime di prelazione nonché la soddisfazione almeno per il 40% dei restanti creditori (“chirografari”), ora questi limiti sono stati rimossi.

Perfettamente ammissibile, dunque, ipotizzare una soddisfazione del 75% per i dipendenti, del 50% per le banche e del 30% per i fornitori, o qualunque altra soluzione, inclusa l’assenza di percentuali predefinite.

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