Chiusura, annullamento e risoluzione del concordato preventivo

di Giuseppe Aymerich Commenta

Salvo ostacoli imprevisti, l’imprenditore o chi per lui porta a termine il piano di risanamento..

Salvo ostacoli imprevisti, l’imprenditore o chi per lui porta a termine il piano di risanamento: la crisi sarà stata superata e l’imprenditore potrà riprendere la sua attività normale; il tribunale dichiarerà conclusa la procedura e ciò sarà trascritto sul registro delle imprese e ovunque sia necessario.
Va notato che, nell’ipotesi di liquidazione dei beni aziendali, l’ovvia conclusione sarà la fine dell’attività d’impresa. Va anche detto che, se nel piano di risanamento non è espressamente prevista la cessione dei beni ai creditori secondo la formula “pro solvendo”, vale automaticamente la formula “pro soluto”.


Nel primo caso, se il ricavato della liquidazione non è sufficiente a saldare tutti i debiti, l’imprenditore resterà comunque debitore anche per il futuro della quota rimanente; nel secondo caso, invece, la quota insoddisfatta dei debiti è azzerata (purché gli obiettivi del piano di risanamento siano comunque stati soddisfatti).

Ci sono però altri due possibili esiti della procedura: l’annullamento e la risoluzione.
L’annullamento prende corpo quando emerge che l’imprenditore abbia dolosamente truccato i dati dell’attivo o nascosto parte del passivo: qualunque interessato è abilitato a dimostrarlo, e ha tempo entro sei mesi dalla data della scoperta del dolo e comunque entro i due anni dalla data dell’ultimo pagamento previsto dal piano di risanamento.


La risoluzione, invece, accade quando, nonostante tutta la buona volontà, gli obiettivi del concordato non vengono soddisfatti: i debiti non vengono saldati nella percentuale prevista, le garanzie non vengono costituite o altri imprevisti impediscono di raggiungere il traguardo.

La risoluzione può essere dichiarata anche in corso di procedura, quando risulta chiaro che gli obiettivi non sono ragionevolmente raggiungibili. In tutti i casi, il termine ultimo è l’anno successivo alla data dell’ultimo pagamento previsto.

In entrambe le ipotesi, la conclusione inevitabile è la dichiarazione di fallimento.

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