Attesa per lo Statuto delle Professioni

di Giuseppe Aymerich Commenta

La revisione e l’aggiornamento delle tariffe costituiscono soltanto uno dei tasselli della complessiva ed eterogenea riforma del sistema professionale..

La revisione e l’aggiornamento delle tariffe costituiscono soltanto uno dei tasselli della complessiva ed eterogenea riforma del sistema professionale italiano cui Governo e Parlamento stanno lavorando da tempo.

L’obiettivo è arrivare al varo di un grande e inedito Statuto delle Professioni, una sorta di legge-compendio che regoli l’intero assetto del sistema e che fissi una pluralità di principi, diritti e obblighi che sovrintendano al funzionamento dell’insieme ordinistico.


A quel punto, gli ordinamenti che disciplinano i singoli ordini ricadrebbero in un gradino più basso rispetto allo Statuto e dovrebbero essere adeguati per ricomprendere i principi generali.

Ma quali sono le direttrici su cui andrà ad imperniarsi lo Statuto delle Professioni? Di ipotesi ne circolano tante, ma è bene precisare che al momento c’è poco o nulla di concreto; si tratta, quindi, di raccogliere le voci di corridoio più insistenti, ricordando che potrebbero a suo tempo essere smentite.

Il discorso più frequente riguarda proprio le tariffe: sarebbe intenzione del ministro Alfano la reintroduzione di livelli minimi e inderogabili. È questo un punto su cui si battono parecchi ordini, fra cui avvocati, notai e ingegneri: lo scopo dichiarato è di garantire la qualità delle prestazioni. In questi e altri settori, infatti, si sarebbe scatenata una deleteria concorrenza al ribasso: tariffe stracciate in cambio di prestazioni più modeste.
Ma gli aspetti da considerare sono anche altri. Si vuole, per esempio, imporre nello Statuto l’obbligo dell’aggiornamento professionale continuato, al momento stabilito solamente nei regolamenti di alcuni singoli Ordini.


Sembra ormai scontato, infine, un riconoscimento della maggiore competenza degli iscritti agli Ordini rispetto ai lavoratori autonomi non iscritti: la conseguenza sarebbe la tutela e forse l’estensione delle attività riservate per legge solo ai professionisti iscritti.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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