Rifiuto lavoro straordinario, sanzioni e procedimento disciplinare

di Stefania Russo Commenta

La legge riconosce al datore di lavoro il diritto di pretendere dai suoi dipendenti prestazioni lavorative al di fuori dell'orario di lavoro ordinario, ossia il cosiddetto lavoro...

La legge riconosce al datore di lavoro il diritto di pretendere dai suoi dipendenti prestazioni lavorative al di fuori dell’orario di lavoro ordinario, ossia il cosiddetto lavoro straordinario. Il limite di ore straordinarie che possono essere richieste settimanalmente è stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di riferimento.

In caso di richiesta di lavoro straordinario da parte del datore di lavoro, il lavoratore può opporre rifiuto per giustificato motivo, se però non sussiste una concreta giustificazione al suo rifiuto commette un inadempimento sanzionabile disciplinarmente.


In questo caso, quindi, il datore di lavoro può avviare nei confronti del lavoratore un procedimento disciplinare e disporre una delle sanzioni disciplinari previste dalla legge o dalla contrattazione collettiva. Come prima cosa il datore di lavoro dovrà procedere alla contestazione scritta del fatto e dare al lavoratore cinque giorni di tempo per presentare le sue giustificazioni. Un volta valutate le giustificazioni del lavoratore procederà poi all’eventuale applicazione della sanzione disciplinare entro il termine fissato dalla contrattazione collettiva.

La scelta della sanzione disciplinare da applicare è affidata alla valutazione discrezionale del datore di lavoro, che dovrà tener conto di tutte le circostanze del caso concreto. Si parte dalle sanzioni più lievi come la multa o l’ammonizione verbale o scritta fino ad arrivare al licenziamento in caso di ripetuti rifiuti ingiustificati, passando per la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione per più giorni.

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