Rifiuto dei lavoratori per rischio amianto

di Stefania Russo Commenta

Il rifiuto dei lavoratori dipendenti a svolgere la prestazione lavorativa per la presenza di amianto all'interno dell'azienda...

Il rifiuto dei lavoratori dipendenti a svolgere la prestazione lavorativa per la presenza di amianto all’interno dell’azienda è da considerarsi legittimo, pertanto il datore di lavoro non può sospendere il pagamento della retribuzione nei loro confronti.

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 18921 del 5 novembre 2012, con la quale è stato giudicato il caso di un gruppo di lavoratori che, dopo essersi recati presso il luogo di lavoro e aver timbrato il cartellino, avevano rifiutato di svolgere le mansioni a loro affidate in virtù del rischio della presenza di amianto in alcune zone.


La Suprema Corte ha motivato la sua decisione affermando che, secondo la condivisa giurisprudenza della Corte, la responsabilità dell’imprenditore ex art. 2087 cc non è circoscritta alla violazione di regole di esperienza o di regole tecniche preesistenti ma deve considerarsi destinata a punire la mancata predisposizione da parte del datore di lavoro di tutte quelle misure e cautele atte a preservare l’integrità psicofisica e la salute del lavoratore sul luogo di lavoro, anche e soprattutto in considerazione della concreta realtà aziendale e dell’esistenza di fattori di rischio in un determinato momento storico.

I giudici della Cassazione hanno inoltre ricordato che, nel caso in cui il datore di lavoro non adotti tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e le condizioni di salute del prestatore di lavoro, i suoi dipendenti hanno diritto non solo a ricevere un risarcimento per gli eventuali danni subiti ma hanno anche diritto ad astenersi dal compimento dalle specifiche prestazioni dalla cui esecuzione può derivare un pregiudizio alla loro salute.

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