Rifiutarsi di sostituire un collega è illegittimo

di Stefania Russo Commenta

Il lavoratore non può rifiutarsi di compiere le mansioni normalmente svolte da un suo collega assente, in quanto un simile comportamento viola..

Il lavoratore non può rifiutarsi di compiere le mansioni normalmente svolte da un suo collega assente, in quanto un simile comportamento viola il cosiddetto obbligo di sostituzione previsto da contratto collettivo. In caso di rifiuto in tal senso, dunque, il datore di lavoro è legittimato ad infliggere una sanzione disciplinare al lavoratore.

A confermare la legittimità della sanzione da parte del datore di lavoro è la sentenza della Corte Cassazione n. 548 del 12 gennaio 2011, con la quale è stato respinto il ricorso presentato da un lavoratore che definiva illegittima la sanzione inflitta dal suo datore di lavoro.


Nella sentenza, in particolare, la Suprema Corte ha stabilito che il rifiuto di sostituire un collega assente non equivale all’astensione dal lavoro straordinario o all’astensione da un orario di lavoro delimitato e predefinito, ma al contrario equivale al rifiuto di effettuare una delle prestazioni dovute e che il datore di lavoro è assolutamente legittimato a richiedere. La Corte, inoltre, ha sottolineato che la fattispecie in esame non rientra neanche nel cosiddetto diritto di sciopero, in quanto non si tratta del rifiuto di rendere la prestazione lavorativa per una data unità di tempo, ma riguarda solo determinati compiti che il lavoratore è tenuto a svolgere.

In questo caso, dunque, il comportamento del lavoratore rientra nel cosiddetto sciopero delle mansioni, ossia un comportamento che secondo la giurisprudenza non rientra nel diritto di sciopero e che pertanto è illegittimo. La sanzione inflitta al datore di lavoro è stata quindi ritenuta legittima e il comportamento del datore di lavoro non antisindacale.

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