Reato di estorsione in caso di retribuzione inadeguata

di Stefania Russo Commenta

Con la sentenza n.1284 del 18 gennaio 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito che integra il reato di estorsione il comportamento del datore di lavoro che..

Con la sentenza n.1284 del 18 gennaio 2011 la Corte di Cassazione ha stabilito che integra il reato di estorsione il comportamento del datore di lavoro che, con la minaccia del licenziamento, obbliga i suoi dipendenti ad accettare una retribuzione inferiore a quella spettante per le mansioni svolte oppure condizioni di lavoro contrarie alle leggi e ai contratti collettivi, sfruttando la sua posizione favorevole data dalla prevalenza della domanda sull’offerta.


Con questa sentenza la Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato da un datore di lavoro verso la decisione della Corte territoriale, argomentando l’impossibilità di configurare il reato di estorsione per via della mancanza dell’elemento materiale della minaccia e quindi dello stato di soggezione delle parti offese.

La Corte di Cassazione, dunque, ha accolto la decisione della Corte territoriale spiegando che le espressioni adoperate dal datore di lavoro, che intimava ai lavoratori il licenziamento in caso di rifiuto delle condizioni proposte, hanno una indubbia valenza intimidatoria.

Nella stessa sentenza, inoltre, la Suprema Corte ha anche risposto alle obiezioni presentate dal datore di lavoro, secondo cui non era configurabile il reato di estorsione anche perché i lavoratori si erano già rivolti ai sindacati e al giudice del lavoro. A riguardo, infatti, gli ermellini hanno sottolineato che è del tutto irrilevante il fatto che i dipendenti si siano rivolti ai sindacati o al giudice del lavoro, in quanto per la configurazione del reato di estorsione è sufficiente che la minaccia sia tale da incutere una coercizione dell’altrui volontà, mentre è del tutto irrilevante che si verifichi un’effettiva intimidazione del soggetto passivo.

Rispondi