In Italia troppe tasse sul lavoro

di Giuseppe Aymerich Commenta

Non è certo un argomento nuovo, ma si torna a riparlare del grosso impatto che ritenute fiscali e previdenziali presentano..

deducibilità spese di rappresentanza

Non è certo un argomento nuovo, ma si torna a riparlare del grosso impatto che ritenute fiscali e previdenziali presentano sulla busta-paga dei lavoratori dipendenti italiani.

L’occasione è offerta dai nuovi dati rilevati dall’istituto comunitario ufficiale di statistica, l’Eurostat, con riferimento all’anno 2007.


Si calcola, infatti, che in quei dodici mesi il prelievo in busta-paga sia stato in media del 44%, superiore al già notevole 42,5% dell’anno precedente: un risultato che pone l’Italia al primo posto in questa poco invidiabile classifica.

A seguire, infatti, vi è la Svezia con il 43,1%, quindi il Belgio al 42,3% e così via, fino a Malta, in cui il prelievo medio è appena del 20,1%. La media comunitaria, invece, è pari al 34,4%.


Un primato, quello italiano, che non coglie di sorpresa le rappresentanze sindacali: la segretaria generale dell’UGL parla del fisco come della “nota dolente” del nostro Paese.

I dati rilevati da Eurostat, insieme ad altri sul peso complessivo della pressione fiscale, sembrano dimostrare in generale un eccessivo livello di tassazione nel nostro Paese, come lamentato dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che lo considera “un problema molto serio”.

Sarà tuttavia difficile che il sistema dell’alleggerimento della busta-paga ai danni dei lavoratori possa essere modificato: il meccanismo del sostituto d’imposta, infatti, è sicuramente il metodo migliore per garantire la riscossione delle imposte dirette e dei contributi previdenziali obbligatori, poiché esso è assolutamente neutrale per il datore di lavoro, che non ha alcun vantaggio a violare gli obblighi di legge.

Il discorso, probabilmente, andrebbe semmai rivolto sul come elevare gli stipendi lordi, piuttosto bassi rispetto alla media europea e ai prezzi al consumo.

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