Nuove misure sulle dimissioni in bianco in arrivo dal governo

di Stefania Russo Commenta

Nonostante l'illegalità della pratica, secondo una recente indagine le dimissioni in bianco continuano ad essere..

Nonostante l’illegalità della pratica, secondo una recente indagine le dimissioni in bianco continuano ad essere utilizzate da numerosi datori di lavoro, che all’atto dell’assunzione “obbligano” le lavoratrici assunte a firmare una lettera di dimissioni in bianco che sarà poi utilizzata al “momento opportuno”, che nella maggior parte dei casi coincide con l’inizio di una gravidanza.

Secondo quanto rilevato dall’Istat, infatti, in Italia nel biennio 2008-2009 sono state ben 800.000 le donne che hanno lasciato il lavoro per motivi legati alla maternità. Nella sola Regione Lombardia, inoltre, ogni anno si dimettono circa 5.000 neomamme.

RIPOSI GIORNALIERI PER ALLATTAMENTO DELLA MADRE

Il primo tentativo di porre fine a questa pratica illegale è rappresentato dalla legge n.188 del 17 ottobre 2007, che ha introdotto l’obbligo di predisporre una lettera di dimissioni su modello informatico e con numerazione progressiva, da eseguire direttamente online sul sito del Ministero del Lavoro. Tale norma è però poi stata successivamente abolita da una nuova legge.

LAVORI VIETATI IN GRAVIDANZA

L’attuale esecutivo, tuttavia, sembra deciso a tornare sull’argomento e ad introdurre nuove ed efficaci misure per contrastare il problema. Il ministro del Welfare Elsa Fornero ha infatti affermato che il problema è alla sua attenzione e che il ministero sta attualmente varando le varie soluzioni al fine di attuare un intervento a carattere risolutivo e che, soprattutto mediante l’uso delle tecnologie informatiche, riesca a garantire la certezza dell’identità della lavoratrice e soprattutto la data di rilascio e di validità della lettera di dimissioni.

Il ministro ha poi sottolineato l’urgenza di nuove ed efficaci soluzioni al problema, dal momento che quello delle dimissioni in bianco è un problema che incide negativamente sulla condizione lavorativa delle donne e sulla loro stessa dignità, in quanto rappresenta una vera e propria devianza dai principi di libertà e uguaglianza.

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