Maternità contratto lavoro

di Francesco Di Cataldo Commenta

Viva, viva, l’Inghilterra(cantava Baglioni) che facilita la vita alle sue donne. Qui, in tutto questo cianciare di..

Leggo in internet la storia di Silvia, lavoratrice in una multinazionale.

Rimase incinta e andò in maternità, come era garantito dal suo contratto. Al suo rientro, scoprì che era stata retrocessa nelle sue mansioni. Era una laureata e all’interno dell’azienda svolgeva un ruolo qualificato, ma questo era prima di mettere al mondo un figlio.

Da quel punto in poi, per i suoi datori di lavoro lei era buona al massimo per fare la segretaria.
Storie così, in Italia, sono all’ordine del giorno.




In Inghilterra invece(che si tratti forse di un paese più civile? Mah..) la loro Corte Suprema ha decretato che tutto il tempo che una donna trascorre in maternità deve essere contato come servizio effettivo, e che al suo ritorno la lavoratrice non deve essere in alcun modo penalizzata.

Insomma, se sei stata in maternità anche un anno, e nel frattempo hai maturato i diritti a una promozione, è come se tu fossi sempre stata lì.

Per funzionare al meglio, la decisione dovrebbe essere applicabile anche ai padri che decidono di accollarsi una parte del permesso di maternità. In Italia, questo è possibile nelle prime settimane di vita del bambino, ed è obbligatorio solo se la madre è morta, inferma o ha abbandonato la prole.

In Inghilterra, la legge garantisce agli uomini fino a due settimane continuate di paternità pagata (paternity leave) , oppure un periodo di aspettativa non pagata (parental leave).

Se da un lato è vero che i primi mesi di vita di un bambino sono legati strettamente al corpo della madre, specialmente se questa allatta al seno, è anche vero che dopo lo svezzamento (che avviene di norma intorno al quinto-sesto mese) un padre può prendersi cura del pargolo da solo: lo farebbe più volentieri, forse, se non temesse di essere retrocesso. In assenza di un incentivo, è difficile che un uomo faccia una scelta che potrebbe danneggiare non solo la sua carriera, ma anche il benessere economico della famiglia, soprattutto se è lui a guadagnare di più.

L’Italia, dopo la Svezia, è il paese con i congedi di maternità più lunghi d’Europa. Non sono in pochi a brontolare per l’eccessiva lunghezza dei congedi parentali in Italia, accusando le donne di farne un uso strumentale per rimanere a casa “a non far niente, pagate” (come se un figlio fosse “non far niente”). Accorciare i congedi, o renderli parzialmente obbligatori anche per gli uomini, garantendo condizioni di rientro parimenti vantaggiose per entrambi i sessi, potrebbe essere un modo molto efficace per aumentare la condivisione delle responsabilità.

Viva, viva, l’Inghilterra(cantava Baglioni) che facilita la vita alle sue donne. Qui, in tutto questo cianciare di “politiche per la famiglia”, Pacs, Dico, ecc. ecc. gli aiuti alle madri lavoratrici restano un miraggio.

Rispondi