Ipotesi eliminazione articolo 18 per i nuovi contratti

di Stefania Russo Commenta

La riforma del lavoro su cui sta lavorando in questi giorni il governo Monti si basa soprattutto sulle richieste della Banca centrale europea...

La riforma del lavoro su cui sta lavorando in questi giorni il governo Monti si basa soprattutto sulle richieste della Banca centrale europea, che ricordiamo lo scorso agosto aveva indicato tra i compiti del governo italiano anche quello di porre in essere delle misure che da un lato consentissero di superare il dualismo nell’attuale mercato del lavoro italiano e dall’altro di eliminare l'”anomalia” del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa.

POSSIBILE MODIFICA ARTICOLO 18 STATUTO DEI LAVORATORI E REDDITO MINIMO

Tra le varie opzioni attualmente al vaglio del governo quella considerata più probabile prevede una parziale modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Secondo le prime indiscrezioni, in particolare, le disposizioni contenute in tale articolo rimarrebbero in vigore per i lavoratori che ad oggi usufruiscono di tale tutela, in altre parole per tutti coloro che sono già assunti al momento dell’entrata in vigore della nuova normativa.

CONTRATTO UNICO E RIFORMA DEL LAVORO

Per coloro che vengono invece assunti tramite contratto a tempo indeterminato dopo l’entrata in vigore della nuova normativa, non sarebbe previsto il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa, contrariamente a quanto prevede l’attuale formulazione dell’art.18. In questo caso sarebbe previsto solo un risarcimento economico di ammontare variabile in base all’anzianità del lavoratore. In ogni caso rimarrebbe valido il divieto di licenziamenti discriminatori per ragioni di sesso, religione, razza, ecc.

L’obiettivo, dunque, sarebbe quello di limitare il più possibile la precarietà che regna sovrana nel mondo del lavoro, in quanto in questo modo le aziende non avrebbero più l’alibi secondo cui non si può assumere con un contratto a tempo indeterminato perché risulterebbe poi impossibile sciogliere il vincolo con il lavoratore.

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