Ipotesi calcolo contributo ASpI e mini-ASpI colf e badanti

di Stefania Russo Commenta

A partire dal 1° gennaio 2013 il datore di lavoro di colf, badanti e altri lavoratori domestici, al momento del licenziamento, anche..

A partire dal 1° gennaio 2013 il datore di lavoro di colf, badanti e altri lavoratori domestici, al momento del licenziamento, anche per giusta causa, deve versare un contributo ASpI o mini-ASpI pari al 50% dell’importo spettante a lavoratore stesso.

Sebbene la norma, come già anticipato sopra, sia entrata in vigore a partire dallo scorso gennaio, l’Inps ha rimandato a future determinazioni le modalità di calcolo e versamento del contributo.


Sulla base di quanto stabilito fino ad ora, tuttavia, il calcolo del contributo da versare dovrebbe essere effettuato determinando dapprima l’indennità ASpI spettante al lavoratore e successivamente attribuendo il 50% di questa a carico del datore di lavoro.

Partiamo dunque dal calcolo dell’ASpI. Questa, ricordiamo, è pari al 75% della retribuzione mensile percepita dal lavoratore, entro i limiti degli importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale previsti per il 2013. Nel caso in cui la retribuzione mensile sia superiore all’importo massimo, l’indennità si calcola aggiungendo al 75% di tale importo una somma pari al 25% del differenziale tra la retribuzione mensile e la parte di retribuzione che eccede il limite massimo.

Dividendo per due la somma così ottenuta si ricava l’ammontare del contributo a carico del datore di lavoro, che però varia a seconda degli anni di servizio prestati dal dipendente. In particolare, nel caso in cui il rapporto di lavoro è durato meno di un anno, il datore di lavoro deve versare un contributo pari al 50% della prima rata di ASpI spettante al dipendente; se è durato due anni deve versare due quote pari al 50% dell’ASpI spettante; se è durato tre o più anni deve versare tre quote pari al 50% dell’ASpI spettante.

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