Il decreto Sviluppo salva i call center outbound

di Vito Verna Commenta

Nessuna novità, purtroppo, in relazione agli operatori dei call center cosiddetti outbound, ovverosia quelli che, allo scopo di supportare il marketing strategico e operativo di una specifica realtà aziendale, contatterebbero direttamente, naturalmente telefonicamente, il già cliente o il potenziale cliente, che, dal Decreto Sviluppo, sarebbero stati salvati in extremis.

Il decreto Sviluppo salva i call center outbound

Nessuna novità, purtroppo, in relazione agli operatori dei call center cosiddetti outbound, ovverosia quelli che, allo scopo di supportare il marketing strategico e operativo di una specifica realtà aziendale, contatterebbero direttamente, naturalmente telefonicamente, il già cliente o il potenziale cliente, che, dal Decreto Sviluppo, sarebbero stati salvati in extremis.

LAVORATORI PRECOCI ED ESODATI RIFORMA DELLE PENSIONI

Nonostante, infatti, la riforma del mercato del lavoro del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali  avrebbe a proprio tempo previsto un deciso giro di vite nei confronti dei contratti maggiormente flessibili e, dunque, maggiormente precari, quali potrebbero essere, a titolo puramente esemplificativo, quelli a progetto, il decreto Sviluppo del Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera avrebbe inteso, con l’evidente scopo di salvaguardare l’occupazione, seppur minima e precaria, in questo particolare settore economico e produttivo, salvare i call center cosiddetti outbound consentendo alle aziende che utilizzerebbero questa particolare strategia di marketing di continuare ad assumere chiunque, senz’alcun limite, con contratti di collaborazione contributivo per programma, progetto o fase di esso.

CONTI CORRENTI SENZA SPESE PER PENSIONATI

Fortunatamente, allo scopo di salvaguardare l’occupazione degli italiani, il decreto Sviluppo non solo avrebbe introdotto l’obbligo di comunicazione del trasferimento del call center outbound all’estero (nel caso in cui, però, quest’ultimo possa contare su almeno 20 centralinisti) bensì anche, e soprattutto, notevoli disincentivazioni, relative, in particolar modo, agli eventuali sgravi contributivi sulle nuove assunzioni, nei confronti di chiunque delocalizzi la propria attività e si trasferisca all’estero.

RIFORMA DEL WELFARE DEL GOVERNO MONTI

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