I doveri del lavoratore: la diligenza

di Giuseppe Aymerich Commenta

A seconda del tipo di attività svolta e del contratto in essere, sul prestatore di lavoro ricadono numerosi obblighi da rispettare scrupolosamente..

lavoratore-diligente

A seconda del tipo di attività svolta e del contratto in essere, sul prestatore di lavoro ricadono numerosi obblighi da rispettare scrupolosamente. Leggi speciali che tutelano specifici interessi, dalla privacy alla sicurezza sul luogo di lavoro, impongono che il dipendente rispetti delle regole particolari, talvolta molto dettagliate.

Ma, al di là delle situazioni specifiche, esistono tre doveri generali che incombono su tutti i lavoratori subordinati, senza eccezione: si tratta degli obblighi di diligenza, obbedienza e fedeltà, che sono imposti dal Codice Civile agli articoli 2104 e 2105.


La diligenza è costituita da quell’insieme di attenzioni e di cautele che devono essere rispettate nell’esercizio della mansione, e che ovviamente cambiano da lavoro a lavoro. In generale, dunque, il lavoratore deve assicurare un costante impegno e una rigorosa attenzione nello svolgimento della sua mansione, poiché ogni sua disattenzione o sciatteria finiscono per danneggiare non lui bensì il suo datore.


In questa stessa ottica, è indispensabile che il dipendente abbia sempre a mente che, salvo eccezioni, egli non lavora da solo bensì è inserito in una struttura complessa: la propria prestazione, dunque, deve essere esercitata nel senso di collegarsi funzionalmente anche al lavoro degli altri.

La legge stabilisce tre parametri di riferimento per individuare come va individuata e applicata la regola della diligenza: la natura della prestazione dovuta, l’interesse dell’impresa e l’interesse superiore della produzione nazionale.

Secondo molti giuristi, però, quest’ultimo parametro è strettamente connesso con la logica delle corporazioni esistente al tempo dell’emanazione del Codice Civile (1942) e che oggi, invece, può ritenersi superata.

Quanto al riferimento all’interesse dell’impresa, è pacifico che per analogia il discorso si applichi anche alle ipotesi in cui il datore di lavoro non sia un imprenditore bensì un libero professionista, un ente pubblico o un privato cittadino.

Rispondi