Firma busta paga non ha valore confessorio

di Stefania Russo 1

In materia di busta paga la Corte di Cassazione ha pronunciato diverse sentenze attraverso le quali ha più volte ribadito che la firma apposta dal...

In materia di busta paga la Corte di Cassazione ha pronunciato diverse sentenze attraverso le quali ha più volte ribadito che la firma apposta dal lavoratore non ha alcuna rilevanza ai fini della veridicità dei dati in essa contenuti, a partire dalla retribuzione e fino ad arrivare all’inquadramento del lavoratore.

La firma del lavoratore non può essere invocata dal datore di lavoro neanche nel caso in cui in calce al documento figuri in prossimità della firma del ricevente la dicitura “firma per ricevuta”, in quanto secondo quanto stabilito dal Codice civile occorre sempre verificare la reale intenzione delle parti.


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L’ultima sentenza in ordine di tempo che ribadisce i principi sopra esposti è la n. 14411 del 30 giugno 2011, con la quale la Suprema Corte ha ancora una volta ribadito che la firma apposta dal lavoratore sul prospetto paga non può essere invocata dal datore di lavoro come ricevuta e quindi non può impedire al dipendente di agire per vie legali al fine di ottenere la differenza retributiva derivante dal maggior lavoro svolto rispetto a quello documentato dalla busta paga.

Nel caso in esame, in particolare, la Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere su una controversia legata alla richiesta di pagamento delle differenze retributive avanzata da una lavoratrice nei confronti dell’impresa verso cui era impiegata, stabilendo che la firma del lavoratore apposta sul prospetto paga rilasciato dal datore non pregiudica in alcun modo il diritto del lavoratore stesso a richiedere gli stipendi non pagati, in quanto la sottoscrizione non ha valore confessorio.

Commenti (1)

  1. Semplice ma efficace

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