Contratto a tempo determinato dopo la riforma Fornero

di Vito Verna Commenta

Codesti contratti, ovverosia tutti quelli privi di causalone, non potranno però venir prorogati e, dunque, potranno avere una durata complessiva massima pari ad un anno.

Contratto a tempo determinato dopo la riforma Fornero

La riforma del mercato del lavoro proposta, e in questi giorni approvata in via definitiva dal Parlamento della Repubblica italiana, dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero, ancora non convince tutti gli interessati, quali per esempio Confindustria, che negli scorsi giorni, e ancora oggi, starebbero lamentandosi con il Governo Monti per aver sprecato un’occasione d’oro per riformare il mercato del lavoro.

CONTRATTI A TERMINE SENZA CAUSALE

Come che sia, e come siano andate le cose, la riforma è ormai legge e, a partire dai prossimi mesi, ovverosia da quando comincerà ad essere pienamente, definitivamente ed effettivamente operativa, cambierà, profondamente, l’attuale stato delle cose rivoluzionando e scompaginando, forse per sempre, i rapporti da sempre intercorsi tra datore e prestatore di lavoro.

PERMESSI STUDIO LAVORATORI A TEMPO DETERMINATO

A partire dal contratto a tempo determinato, utilizzatissimo in moltissimi settori produttivi poiché in grado di garantire al datore di lavoro, senza eccessivi sforzi economici o fiscali, quella forza lavoro necessaria a fronteggiare quei particolari periodi dell’anno durante i quali la produzione e la vendita risultino essere maggiormente intense rispetto al normale.

PERIODO DI COMPORTO CONTRATTO A TEMPO DETERMINATO

Una delle principali novità, come certamente avrete avuto modo di appurare in questi mesi, sarebbe costituita dall’abrogazione del cosiddetto causalone che la riforma Fornero avrebbe definitivamente eliminato per tutti quei contratti di lavoro a tempo determinato la cui durata si protragga per un periodo di tempo inferiore ai 12 mesi.

Codesti contratti, ovverosia tutti quelli privi di causalone, non potranno però venir prorogati e, dunque, potranno avere una durata complessiva massima pari ad un anno.

Altra importante novità riguarderebbe l’eventuale proroga di tutte le tipologie di contratti a tempo determinato poiché, a partire dall’approvazione della riforma del lavoro, le proroghe, che prima si potevano effettuare senz’alcun tipo di problema, dovranno passare attraverso un periodo di sospensione, notevolmente ampliato rispetto al passato, che causerà l’automatica assunzione a tempo indeterminato del dipendente qualora non venga rispettato (il periodo di sospensione sarebbe ora equivalente a 60 giorni per tutti i contratti a tempo determinato di durata inferiore ai 6 mesi e a 90 giorni per tutti i contratti a tempo determinato di durata superiore ai 6 mesi).

L’obbligo di assunzione a tempo indeterminato, infine, scatterà automaticamente anche qualora il rapporto di lavoro si protragga oltre il 30esimo giorno dalla scadenza, in riferimento a tutte le tipologie di contratto a tempo determinato di durata inferiore ai 6 mesi, ed oltre il 50esimo giorno dalla scadenza, in riferimento a tutte le tipologie di contratto a tempo determinato di durata superiore ai 6 mesi.

Non parliamo, naturalmente, dell’ASPI poiché, come certamente voi tutti saprete, causerà un aumento delle aliquote contributive, a carico del datore di lavoro, pari all’1,4%.

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