Rinnovato il CCNL dei minatori

di Giuseppe Aymerich Commenta

Anche nel nostro Paese ci sono circa settemila persone tuttora impiegate in questo difficile e faticoso settore produttivo..

Le tragiche vicende dei minatori cileni non deve far dimenticare che anche nel nostro Paese ci sono circa settemila persone tuttora impiegate in questo difficile e faticoso settore produttivo, soprattutto in Piemonte e in Sardegna.

Dopo lunghe trattative, è stato finalmente siglato il nuovo contratto collettivo di categoria, valevole per tre anni (dall’aprile 2010 all’aprile 2013): come si vede, sono passati quasi sette mesi da quando è scaduto il CCNL precedente.


In origine, le tre sigle sindacali maggiori, aderenti rispettivamente a CGIL, CISL e UIL, avevano presentato ad Assomineraria (l’organizzazione delle aziende produttrici) tre distinte piattaforme di rinnovo; in seguito, si è riusciti ad unificarle per parlare con una voce sola di fronte ai datori.

La novità più interessante è un aumento di 125 euro sui compensi minimi mensili: quest’aumento non è erogato tutto insieme ma secondo un percorso di tre gradini fra i 41 e i 43 euro da qui al 2012; per il periodo pregresso, invece, e cioè per i mesi da aprile ad ottobre è riconosciuto un bonus una tantum fra 287 e 328 euro.

Sul fronte dei contributi previdenziali, si registra una diminuzione della quota detratta dalla busta-paga dei lavoratori, mentre aumenta proporzionalmente la parte a carico dei datori di lavoro.
È riconosciuto inoltre un giorno di ferie in più all’anno: cadrà il 4 dicembre, festa del patrono Santa Barbara.


Si stabilisce poi una maggiore responsabilizzazione delle aziende sulla scottante questione-sicurezza: non sarà possibile esternalizzare a sub-fornitori alcuna funzione legata alla fase strettamente estrattiva e produttiva.
Infine, si fissa per ogni impresa la soglia del 30% di precari rispetto al totale della forza-lavoro. In ogni caso, dopo quarantaquattro mesi dovrà scattare il contratto a tempo indeterminato.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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