Neolaureati, pochi contratti a tempo indeterminato

di Giuseppe Aymerich Commenta

L’ultima indagine statistica sull’inserimento dei neolaureati nel mondo del lavoro sembra confermare una serie di tendenze già avvertite negli anni precedenti..

L’ultima indagine statistica sull’inserimento dei neolaureati nel mondo del lavoro sembra confermare una serie di tendenze già avvertite negli anni precedenti.

La notizia più importante è che la formula del contratto a tempo indeterminato è sempre più rara. Si stima, infatti, che solo il 5,46% dei neolaureati entrati in azienda ha infatti potuto sottoscrivere la forma contrattuale largamente più ambita; da notare come tale dato costituisca il record minimo di tutti i tempi, e che solo cinque anni fa la percentuale era tre volte superiore.


Oggi, invece, la parte del leone sembrano farla stage, tirocini e contratti di inserimento, un tempo inesistenti o poco diffusi.
Come ormai da molti anni rimangono ingegneria ed economia i percorsi di studio che sembrano garantire maggiore fortuna ai neolaureati.
Ma il diploma da solo non basta: esistono altri fattori che possono incidere notevolmente sulla scelta di un candidato rispetto ad un altro. Per esempio, sono molto apprezzate le esperienze all’estero, incluso l’Erasmus, e ancor più sono graditi i master o altri percorsi di formazione post-universitaria.

Se fondamentale rimane la buona conoscenza dell’inglese, è sempre più richiesta anche una seconda lingua (conoscere il tedesco, ad esempio, può rappresentare un plus notevole).


Per quanto riguarda, poi, la carriera universitaria, va segnalato come, al contrario di molte credenze, l’ateneo dove ci si è laureati non conta più di tanto, né rileva eccessivamente il voto di laurea e, tantomeno, l’argomento della tesi. L’aspetto più interessante, invece, sembra essere la durata del corso di studi: chi si è laureato rapidamente ottiene maggior credito di chi magari si è laureato con centodieci e lode ma a trent’anni suonati.
Infine, uno sguardo alle retribuzioni: il neolaureato al primo impiego guadagna mediamente intorno ai venticinquemila euro lordi.

Fonte: La Repubblica

Rispondi