Dati sull’apprendistato per giovani

di Roberto Rais Commenta

Il mercato del lavoro dei giovani è sempre più difficile, e le speranze che il governo Monti aveva riposto nel contratto di apprendistato sono naufragate in maniera pressochè definitiva.

Contratto di apprendistato riforma del mercato del lavoro

Il mercato del lavoro dei giovani è sempre più difficile, e le speranze che il governo Monti aveva riposto nel contratto di apprendistato sono naufragate in maniera pressochè definitiva. Stando all’ultimo rapporto di monitoraggio realizzato da Isfol, Inps e ministero del Lavoro, infatti, i contratti di inserimento sono calati del 6,9 per cento, con picchi di drammatica preoccupazione in alcune macro aree territoriali come la Lombardia e la Sardegna.

Sempre secondo il rapporto, nel corso del 2011 i contratti di apprendistato avviati sarebbero stati 504.558, 37 mila in meno del 2010. Nell’ultimo anno la riduzione sarebbe stata pari al 6,9 per cento, con un dato inferiore a quello del 2010. La riduzione percentuale più grave ha riguardato il Mezzogiorno (8,9 per cento in meno), mentre più lieve è la contrazione del Centro e del Nord Italia, dove i  contratti di apprendistato sono diminuiti del 7,2 per cento e del 6,1 per cento. I dati del 2012, ancora provvisori, non riservano alcuna gradita sorpresa.

Ancora, prosegue il report, tra il 2009 e il 2011 a pagare il prezzo più alto in termini percentuali sarebbe stata la regione Sardegna, che ha visto ridursi di oltre il 30 per cento il numero medio di rapporti di lavoro per apprendistato. In termini assoluti, invece, il fanalino di coda è la Lombardia, dove sono andati in fumo in due anni quasi 22 mila contratti di apprendistato con una flessione del 19,1 per cento (tra i tanti nostri approfondimenti sul contratto di apprendistato, vi consigliamo anche di consultare il nostro recente speciale sull’esenzione di tre anni di contributi per gli apprendisti).

Nonostante questo grave passo indietro, la Lombardia è ancora la regione con il maggior numero di apprendisti (il 17 per cento sul totale). A seguire il Veneto, l’Emilia Romagna e il Lazio, con percentuali rispettivamente del 12,6%, 10,0% e 9,8% dei contratti totali, e la Toscana e il Piemonte, con il 9,1 per cento e l’8,5 cento.

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