Congedo di paternità precluso ai dipendenti pubblici

di Stefania Russo Commenta

Il giorno di congedo di paternità obbligatorio introdotto in Italia a partire dal 1° gennaio 2013 dalla Legge 92/2012, così come pure il congedo di paternità..

Il giorno di congedo di paternità obbligatorio introdotto in Italia a partire dal 1° gennaio 2013 dalla Legge 92/2012, così come pure il congedo di paternità facoltativo già previsto a favore dei lavoratori padri, non spettano ai dipendenti della pubblica amministrazione.

A denunciare la disparità di trattamento tra le due categorie di padri lavoratori è stata l’Anief, l’associazione professionale sindacale, la quale in una nota ha precisato che l’esclusione dei dipendenti pubblici dal novero di coloro che possono fruire del congedo di paternità è stata scritta a chiare lettere dal dipartimento della Funzione Pubblica, rispondendo il 20 febbraio ad un quesito del comune di Reggio nell’Emilia.


In particolare, secondo l’Anief, la Funzione pubblica nella nota di chiarimento ha spiegato che i padri dipendenti delle pubbliche amministrazioni non hanno diritto a richiedere il congedo di paternità obbligatorio e i due giorni di congedo facoltativo, aggiungendo al contempo che le madri lavoratrici del pubblico impiego non hanno accesso ai cosiddetti voucher per il pagamento dell’asilo nido o per l’acquisto di servizi di baby-sitting.

La stessa nota avrebbe inoltre precisato che per i dipendenti pubblici rimangono validi e applicabili gli ordinari istituti disciplinati nel D.Lgs 151 del 2001 e nei CCNL di comparto, in quanto la normativa in questione non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazione, poichè proprio in virtù di quanto disposto dall’articolo 1, commi 7 e 8, della Legge 92 del 2012, tale applicazione è subordinata all’approvazione di apposita normativa su iniziativa del ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione.

Secondo Marcello Pacifico, delegato Confedir e presidente Anief, non ci sono dubbi che si tratti di una vera e propria discriminazione dei dipendenti pubblici rispetto a colleghi che operano nel settore privato.

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