Come impugnare il (falso) contratto di collaborazione a progetto

di Vito Verna Commenta

Parliamoci chiaro: sempre più datori di lavoro utilizzerebbero i contratti di collaborazione a progetto quali veri e propri contratti di lavoro subordinato.

Come impugnare il (falso) contratto di collaborazione a progetto

Parliamoci chiaro: sempre più datori di lavoro, di qualsiasi categoria e di qualsiasi settore, utilizzerebbero i contratti di collaborazione a progetto, piuttosto che i contratti di collaborazione coordinata e continuativa (ovverosia i famosi co.co.pro e co.co.co), quali veri e propri contratti, sebbene in alcun modo possano esserlo, di lavoro subordinato.

NOVITA’ CONTRATTI A PROGETTO DOPO LA RIFORMA DEL LAVORO

Dietro al contratto di collaborazione a progetto, privo di qualsivoglia tutela o diritto, si celerebbero dunque, purtroppo sempre più frequentemente, mansioni da vero e proprio dipendente che il collaboratore, spesso a causa di una reale necessità economica, non potrebbe fare altro che accettare.

DIFFERENZA TRA CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA E STRAORDINARIA

Lo si evincerebbe, nei fatti, osservando quanti datori di lavoro sarebbero soliti, sebbene la legge lo vieti espressamente, continuamente rinnovare, piuttosto che prorogare, i contratti di collaborazione a progetto anche oltre i 36 mesi previsti dal legislatore.

TREDICESIMA MENSILITÀ E CASSA INTEGRAZIONE

Un soggetto, dunque, non potrebbe collaborare con la medesima azienda, pur nell’ambito di differenti progetti, per più di 36 mesi (anche nel caso in cui a questa cifra si arrivi grazie alla somm di periodi lavorativi differenti).

Impugnare un falso contratto di collaborazione a progetto, comunque, non potrebbe davvero essere più semplice giacché il lavoratore che si sentisse sfruttato (poiché sottoposto a continue proroghe, piuttosto che rinnovi, del proprio contratto di lavoro o, peggio ancora, nel caso in cui, effettivamente, svolga le medesime mansioni dei dipendenti assunti a tempo determinato o indeterminato) non dovrebbe fare altro che rivolgersi al giudice del lavoro che, una volta verificata la reale subordinazione patita dal collaboratore, potrebbe imporre al datore di lavoro l’assunzione a tempo indeterminato del dipendente.

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