Chi rientra nei 65.000 esodati del decreto Fornero

di Vito Verna 3

Cerchiamo di capire insieme, dunque, chi saranno questi primi 65.000 lavoratori esodati che, sicuramente, avranno la certezza, al momento preclusa a moltissimi altri, di vedersi salvare dal decreto Fornero.

Chi rientra nei 65.000 esodati del decreto Fornero

La domanda che oggi tutti si fanno, a pochi giorni dalla definitiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto Fornero riguardante l’ardua questione della tutela agli esodati, è in realtà molto semplice e, infatti, banalmente reciterebbe: “Chi rientra nei 65000 esodati del decreto Fornero?”

LAVORATORI PRECOCI ED ESODATI RIFORMA DELLE PENSIONI

O, in altre parole, quali lavoratori esodati potranno rientrare e, dunque, saranno inclusi nel su indicato provvedimento che, come ormai noto e risaputo, avrebbe provveduto a regolarizzare la situazione per circa 65.000 persone in attesa che il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero non solo individui le risorse necessarie a provvedere all’adeguato sostentamento dei lavoratori esodati italiani bensì anche, e soprattutto, individui il corretto numero di questi ultimi.

CONTI CORRENTI SENZA SPESE PER PENSIONATI

Cerchiamo di capire insieme, dunque, chi saranno questi primi 65.000 lavoratori esodati che, sicuramente, avranno la certezza, al momento preclusa a moltissimi altri, di vedersi salvare dal decreto Fornero.

RIFORMA DEL WELFARE DEL GOVERNO MONTI

LAVORATORI ESODATI INCLUSI NEL DECRETO FORNERO

Questi ultimi, in particolar modo e stando a quanto specificato nel testo di legge del su indicato decreto ministeriale, saranno:

– lavoratori in mobilità ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera a del decreto ministeriale (circa 25.590 esodati)

– lavoratori in mobilità lunga ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera b del decreto ministeriale (circa 3.640 esodati)

– lavoratori interessati dai Fondi di solidarietà ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera c del decreto ministeriale (circa 17.710 esodati)

– lavoratori prosecutori volontari ai sensi dell’art. 1, comma 2, lettera d del decreto ministeriale (circa 10.250 lavoratori)

– lavoratori esonerati entro il 4 dicembre 2011 ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera e del decreto ministeriale (circa 950 esodati)

– lavoratori che hanno preso un congedo per assistere figli disabili (circa 150 esodati)

– lavoratori cessati che hanno risolto il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2011 ai sensi dell’articolo 6, comma 2-ter del decreto legge 29 dicembre 2011, n.216, convertito con la legge 24 febbraio 2012, numero 14 (circa 6.890 esodati)

Commenti (3)

  1. Decreto attuativo con polpetta avvelenata.
    Il decreto attuativo della 214/11 che, invece di definire i criteri operativi per la salvaguardia, restringe illegalmente la platea dei salvaguardati dalla stessa legge, riserva per i “salvati” il venenum in cauda.
    Infatti, nel definire una platea di salvaguardati con decorrenza della pensione prevalentemente nel corso degli anni 2013 e 2014, la disponibilità delle risorse negli anni è rimasta quella prevista dalla legge (ripartita dal 2013 al 2019), è rimasto, invece, il vincolo per l’INPS di non accettare ulteriori domande di pensionamento all’esaurimento dei fondi stanziati (anno per anno), per di più con la priorità dettata dalla data di cessazione del lavoro e non da quella di decorrenza della pensione (un guazzabuglio medievale).
    Stando così le cose, in base alle risorse disponibili, potranno accedere alla pensione, anno per anno, un numero di salvaguardati inferiori a quelli rientranti nelle maglie, pur strette, dei requisiti. Gli esclusi andranno all’anno successivo, sempre fino alla capienza, altrimenti all’anno successivo del successivo e così via fino al 2019, sempre che i conti siano stati fatti bene, ma magari, nel frattempo, qualcuno morirà.
    Anche la speranza di un rinvio con la salvaguardia degli arretrati diventa un’illusione, perché è previsto che l’INPS non accetti la domanda senza capienza, quindi la stessa verrà rigettata e dovrà essere ripresentata l’anno successivo, sperando di avere maggiore fortuna.
    D’altra parte, per la salvaguardia, erano stai stanziati circa 5 miliardi di Euro, in grado di coprire i costi di circa 50.000 persone, stimati mediamente in 20.000 euro/anno pro capite, per 5 anni di anticipo rispetto alle nuove regole. Ampliando la platea a 65.000 soggetti, senza ampliare la copertura finanziaria, gli anni coperti passano a meno di 4, quindi, mediamente, lo slittamento sarà pari a circa 1 anno e due mesi pro capite. Questo mediamente, perché per i più fortunati lo slittamento sarà nullo, per i meno fortunati potrà arrivare a 2 anni e 4 mesi.
    Da un governo di tecnici ci si aspetterebbe professionalità e trasparenza, ci troviamo invece di fronte a sotterfugi degni dei peggiori Magliari.
    E per gli altri? Se fossero uniti e determinati, poiché, a dispetto dei falsi numeri diramati dal Ministro sono diverse centinaia di migliaia (più vicini al milione che non ai 120.000) e la smettessero di sperare di essere salvati, potrebbero far valere i propri diritti. Invece litigano fra le diverse categorie e fra chi crede di essere in salvo e chi si agita per salvar se stesso. E’ su questo che conta il Ministro. Tuttavia alla fine gli scontenti saranno sempre tanti, ma sarà il problema del prossimo governo.
    “Noi siamo da secoli
    Calpesti, derisi,
    Perché non siam popolo,
    Perché siam divisi” (da Inno di Mameli).

  2. Non sono assolutamente d’accordo con quanto dice “Gamisi”, da nessuna parte sono scritte le conclusioni a cui arriva l’estensore dell’articolo. A tal riguardo è stato pubblicato un fascicolo guida dal Sole 24 ore dal Titolo: Esodati Guida alle Novità, molo chiaro ed esauriente per dissipare qualsiasi dubbio. Rimane pur vero che una platea enorme resterà purtroppo esclusa. In realtà rimarranno esclusi per il momento tutti coloro che hanno stipulato accordi individuali si cui l’Inps non ha avuto possibilità di rilevazione. Non vedo la necessità in una sitazione già di per se seriamente grave, aumentare lo stato di tensione con affermazione che non riscontrano alcuna attendibilità in nessun decreto legge.

  3. Sono un lavoratore licenziato per mo
    tivi economici a luglio 2010 ho avuto l’autorizzazione ai versamenti volontari e a dicembre 2012 pensavo di aver raggiunto i 40 anni
    Ma inps mi ha comunicato che mancano ancora 37 settimane e mi ha proposto la rendita vitalizia per colmare la differenza.faccio presente che le settimane sono state effettivamente lavorate come risulta dal libretto di lavoro ma i contributi negli anni 70/71 non sono stati versati e le ditte non ci sono più .per sanare la situazione ed essere ammesso alla salvaguardia devo versare € 20.000.la mia domanda è la seguente: mi hanno detto che la cifra può essere pagata a rate e la pensione avrebbe decorrenza da aprile 2013 ma l’assegno lo riceverai a dicembre 2013 io voglio sapere se il versamento devo farlo ad aprile o invece pagando a rate posso saldare il tutto entro dicembre 2013.nella prima ipotesi sarebbe per me impossibile nel secondo caso potrei con la sicurezza di prendere la pensione richiedere un prestito e ripagare con il quinto dell’ assegno .grazie

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