Bancarotta fraudolenta e interdizione del manager

di Stefania Russo Commenta

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 769 dell'8 gennaio 2012 ha precisato che la pena accessoria prevista a carico del manager...

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 769 dell’8 gennaio 2012 ha precisato che la pena accessoria prevista a carico del manager condannato per bancarotta fraudolenta consiste nell’impossibilità da parte di quest’ultimo, per un periodo di 10 anni, di svolgere attività imprenditoriale o incarichi direttivi presso altre aziende, sottolineando al contempo che il periodo di interdizione è stabilito dalla legge nella misura fissa di 10 anni e pertanto a tal fine non è rilevante la durata della pena principale, che nel caso di specie è stata fissata nella misura minima di tre anni di reclusione.


La Suprema Corte ha inoltre aggiunto che il reato sussiste anche a carico dei titolari di ditta individuale che, nonostante operino in regime di contabilità semplificata, non hanno tenuto il libro giornale e il libro degli inventari.

Nella sentenza in esame, in particolare, la Corte ha reso definitiva la pena principale a tre anni di reclusione e quella accessoria di dieci anni di interdizione dall’attività imprenditoriale di un piccolo imprenditore, titolare di una ditta individuale con regime a contabilità semplificata, che fin dall’inizio non aveva provveduto a tenere il libro giornale e quello degli inventari, impedendo in tal modo la ricostruzione del volume d’affari.

Riguardo alle scritture contabili, i giudici della Suprema Corte hanno inoltre affermato un altro importante principio di legittimità, precisando che per essere condannati per il reato di bancarotta documentale fraudolenta non è necessario aver distrutto le scritture ma è sufficiente non averle tenute fin dall’inizio con l’intento di impedire al curatore la ricostruzione del volume d’affari.

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