Ascoltare musica al lavoro

di Giuseppe Aymerich Commenta

Per molti anni, gli studiosi di organizzazione del lavoro sono stati concordi nell’affermare che condizioni ambientali più favorevoli consentono un accrescimento delle prestazioni del singolo lavoratore..

Per molti anni, gli studiosi di organizzazione del lavoro sono stati concordi nell’affermare che condizioni ambientali più favorevoli consentono un accrescimento delle prestazioni del singolo lavoratore.

Da ciò, l’esigenza di dotare gli uffici di postazioni ergonomiche, impianti di climatizzazione, macchinette per il caffè e quant’altro, nell’idea che tali investimenti, mettendo a loro agio i dipendenti, avrebbero favorito una loro maggiore efficienza.


Ecco, però, che queste convinzioni consolidate hanno iniziato a traballare, almeno secondo un team di studio dell’università di Cardiff (Galles).

I ricercatori hanno puntato l’indice contro la musica, sovvertendo teorie ormai collaudate: ascoltare canzoni nel sottofondo mentre si lavora non solo non aumenta l’efficienza ma anzi la riduce. Questo perché il cervello, impegnato altrove (ad ascoltare, magari, un brano particolarmente gradito), dedica minori energie al lavoro posto in essere.

Semmai, concludono gli studiosi, si potrebbe pensare di ascoltare la musica nei momenti di break, per allietare la mente in attesa di rimettersi al lavoro con ritrovata efficienza.

L’indagine dei ricercatori gallesi, basata sull’osservazione delle performance di un gruppo di volontari, sta facendo alquanto discutere. Per moltissimi anni, infatti, si è sempre pensato l’esatto opposto: basti dire che perfino nelle sale operatorie, ormai, capita non di rado che siano diffusi in sottofondo brani di musica classica che favorirebbero la concentrazione dei medici.


E perfino le prestazioni fisiche, secondo altre teorie, sarebbero anzi avvantaggiate. Alla maratona di New York, per dirne una, sono proibite le cuffie nelle orecchie, proprio nel timore che gli atleti ne acquisiscano maggiori energie (un timore, peraltro, che appare davvero bizzarro).

Fonte: La Repubblica

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