Le difficoltà degli studenti stranieri

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nell’ultimo anno accademico risultavano iscritti 48.885 studenti di cittadinanza straniera: poco più del 3% della popolazione universitaria complessiva..

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Nell’ultimo anno accademico risultavano iscritti 48.885 studenti di cittadinanza straniera: poco più del 3% della popolazione universitaria complessiva. Una percentuale molto ridotta, se confrontata con i dati analoghi di Gran Bretagna, Francia, Olanda o Germania.

I motivi dello scarso appeal degli atenei italiani sono diversi.


Innanzitutto, è indispensabile richiedere e ottenere il permesso di soggiorno, con tutte le complicazioni burocratiche del caso; inoltre, al contrario dei più prestigiosi atenei esteri, da noi le lezioni e i testi di studio sono quasi esclusivamente in italiano, lingua poco conosciuta all’estero e per di più resa complicata dalle mille inflessioni dialettali; e gli impiegati agli sportelli che sappiano l’inglese sono un miraggio.
A tutto ciò si aggiungano i problemi ben noti anche agli studenti italiani (difficoltà a trovare alloggio, alto costo della vita, rarità delle borse di studio…) e si spiegano molte cose.

Per esempio, si spiega perché gli studenti stranieri provengano soprattutto da Paesi più vicini a noi geograficamente o i cui abitanti forse non potrebbero permettersi facilmente di studiare alla Sorbona o a Cambridge. Più di diecimila, infatti, sono albanesi, cui seguono cinesi, rumeni e, a sorpresa, camerunensi. Solo una piccola parte di loro, intorno al 10%, è nata in Italia.
Molti di meno gli studenti che provengono da Paesi dotati di sistemi universitari superiori al nostro: 726 i francesi, 228 gli statunitensi, 165 i britannici. In controtendenza i tedeschi (ben 1.213), che hanno da sempre un debole per il Belpaese.


Alcune università riservano posti d’ingresso a studenti extracomunitari: ma solitamente gran parte di loro rimane vacante.
Per attirare un maggior numero di giovani brillanti nel nostro Paese, alcune nostre rappresentanze diplomatiche hanno attivato progetti specifici, come il “Marco Polo in Cina per cercare tecnici e scienziati; ma al momento i frutti non abbondano.

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