Pericolo di bolla finanziaria sui microcrediti nei paesi poveri

di Luca Bruno Commenta

Gli occhi degli speculatori finanziari si sono purtroppo puntati sul microcredito, che finora era esente da manovre di carattere speculativo.

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Il microcredito è un’invenzione che in taluni casi ha costituito un’intelligente ed innovativa fonte di finanziamento per quelle popolazioni dei paesi sottosviluppati, che grazie ad un prestito anche irrisorio, 100 dollari ed anche meno, avevano la possibilità di intraprendere un’attività imprenditoriale o finanziare l’acquisto di attrezzature agricole, sementi o bestiame.

Per molto tempo esso ha rappresentato una boccata di ossigeno per economie di carattere famigliare, primitive o povere, garantendo in taluni casi che esse non venissero travolte dalle più forti economie globali in espansione.


Tale forma di finanziamento aveva caratteristiche particolari, innanzitutto i bassi tassi di interesse, poi la sua equiparazione ad una sorta di “prestito d’onore” con facilitazioni nella dilazione e nella risoluzione del debito.


Attualmente le grandi compagnie di credito internazionali sono travolte dai problemi finanziari provocati da speculazioni azzardate su altre forme di prestito come i famosi subprime, la cui solvibilità nel corso del tempo si è ridotta a tal punto da creare problemi finanziari anche di notevole rilevanza (un esempio lampante è la grave crisi finanziaria da cui siamo attanagliati attualmente, provocata appunto da una grande speculazione sul mercato immobiliare statunitense che ha costruito una bolla finanziaria poi esplosa, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti).

Gli occhi degli speculatori finanziari si sono purtroppo puntati quindi anche sul microcredito, che finora era rimasto esente da manovre di carattere speculativo.

La conseguenza è stata che le finanziarie hanno creato fondi d’investimento ad hoc anche per i migliaia di microcrediti che venivano erogati nei paesi più poveri. I vantaggi? La solvibilità, per ora, di coloro cui viene concesso un microcredito è notevole, si toccano cifre del 90% contro il 40-50% della solvibilità di un normale credito bancario.

Se ciò ha significato che l’investimento da parte delle banche ha creato un flusso di denaro notevole per le agenzie che si occupano di erogare i microcrediti, ciò ha anche significato che da attività no-profit l’erogazione dei crediti sia diventata un’attività che rende del denaro, ed oltretutto erogata a fasce di popolazione che capiscono con ritardo che legandosi agli alti tassi di interesse di molti nuovi microcrediti, finiscono per entrare in una spirale senza vie d’uscita: debito insoluto, nuovo credito, aumento dei debiti.

Infatti i tassi di interesse, che nelle iniziative no-profit erano tenuti volutamente bassi, si sono gonfiati e possono raggiungere cifre tali da essere in taluni casi equiparati a vera e propria usura, confermata dalle pratiche sempre più drastiche messe in atto per il recupero dei crediti, pratiche che non riescono in taluni casi ad essere efficacemente contrastate così come avviene in occidente.

Il problema, avvertono gli esperti, è che in queste condizioni si sta correndo incontro ad una nuova bolla finanziaria: gli istituti di credito vendono pacchetti di investimento basati sui microcrediti, questi assumono le stesse caratteristiche dei crediti tradizionali, aumentando i tassi di interesse, i fruitori del credito si ritrovano a dover rincorrere i tempi del debito senza riuscire più a venirne a capo e diventano insolventi.

Aumentando l’insolvenza dei debitori, mancherà il ritorno di denaro da restituire a chi ha partecipato all’investimento, e quindi, di nuovo, il pericolo di bancarotta.

Fonte:LaStampa

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