Il web potrebbe salvare il settore moda in crisi

di Giuseppe Aymerich Commenta

Prima della crisi, il settore della moda guardava al futuro con straordinario ottimismo..

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Prima della crisi, il settore della moda (di certo un ambito di punta dell’export italiano) guardava al futuro con straordinario ottimismo: non solo grazie alla fetta di mercato imponente raggranellata negli anni nei mercati di sbocco tradizionali, come gli Stati Uniti e il Nord Europa, ma anche e soprattutto per le ghiotte prospettive che sembravano aprirsi in mercati emergenti come la Russia e la Cina, dove plotoni di nuovi ricchi sembravano non aspettare altro che acquistare e sfoggiare un qualunque abito oppure un oggetto di profumeria purché contrassegnato da una prestigiosa firma made in Italy.


Ora che la crisi è in corso, le speranze non sono scomparse ma di certo gli entusiasmi si sono parecchio raffreddati. Di conseguenza, gli investimenti programmati sono stati rivisti e ridimensionati, per adeguarli alle nuove e meno promettenti prospettive.

C’è un ambito operativo, però, in cui gli investimenti e gli sforzi di marketing sembrano destinati a crescere senza particolari limiti: è quello del commercio on line, finora ancora in fase di rodaggio ma cui molti analisti attribuiscono un futuro roseo.

Come spiega un consulente del settore al “Sole 24 Ore”, Alfonso Marone, “sono mesi che sentiamo parlare di web 2.0, la rete di seconda generazione, ma è come se la moda e il lusso fossero fermi al web 1.0”.


Secondo Marone, nella rete ci sono potenzialità enormi da sfruttare adeguatamente. Fra i dati indicati, l’esperto spiega come il 35% dei britannici acquisti più on line che nello shopping tradizionale e che oltre il 98% degli americani ad alto reddito abbia acquistato nel 2008 almeno un capo via web.

Per quanto riguarda il mercato interno, però, le difficoltà maggiori derivano da una minor diffusione della banda larga e delle carte di credito rispetto all’estero.

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