Cloud computing e violazione della privacy

di Vito Verna Commenta

Altrettanto recente è la notizia che un differente gruppo di hacker sarebbe riuscito ad impossessarsi delle credenziali di un dipendente dell'ormai nota e celeberrima azienda Dropbox.

Cloud computing e violazione della privacy

Le principali agenzia di stampa italiane e straniere hanno in questi ultimi giorni battuto la notizia che due hacker, poco più che ventenni e tutt’altro che esperti di lunga data di violazione dei sistemi informatici, sarebbero riusciti, sfruttando con astuzia le ormai enormi ed evidentissime falle presenti in tutti i sistemi di sicurezza delle più grandi ed importanti aziende internazionali (ovverosia Google, Apple, Twitter ed Amazon), ad impossessarsi dell’ID Apple del giornalista Mat Honan e, nel giro di poche ore, a cancellare qualsiasi informazione egli avesse in tutta la propria vita custodito e conservato su iCloud che, come forse saprete, altro non sarebbe se non la nuvola virtuale realizzata da Apple per consentire a tutti i propri utenti di avere accesso ad uno spazio di archiviazione remoto e, dunque, raggiungibile grazie a qualsiasi device e da qualsiasi località.

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Altrettanto recente è la notizia che un differente gruppo di hacker sarebbe riuscito ad impossessarsi delle credenziali di un dipendente dell’ormai nota e celeberrima azienda Dropbox.

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Grazie a queste preziose e riservate informazioni i cyber-criminali sarebbero successivamente riusciti ad accedere al database degli indirizzi di posta elettronica di tutti gli utenti della compagnia così da riuscir ad inviar loro moltissime email contenenti una gran quantità di virus, malware e spyware.

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Notizie che fanno letteralmente gelare il sangue nelle vene degli utenti che, ormai quotidianamente, utilizzerebbero, purtroppo il più delle volte inconsciamente, lo spazio di archiviazione messo a loro disposizione da Google, Apple, Amazon, Drobpox, Canonical, Box, Facebook (e moltissime altre) e che sicuramente fanno riflettere sulla corsa alla virtualizzazione delle aziende ed all’installazione di cloud pubbliche e private all’interno delle più differenti realtà imprenditoriali.

Poiché se è vero, com’è vero, che tali pratiche potrebbero contribuire a snellire il lavoro di molti professionisti e a ridurre i costi di gestione di una qualsiasi azienda è anche vero, purtroppo, che una banale violazione dei sistemi di sicurezza dell’azienda fornitrice dei su indicati servizi potrebbe letteralmente vanificare il lavoro di una vita costringendo l’impresa all’impotenza.

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