Possibile dazio contro i pomodori cinesi

di Giuseppe Aymerich Commenta

Dalla Cina provengono ogni giorno quantità immense di pomodori..

Dalla Cina provengono ogni giorno quantità immense di pomodori. Si stima che soltanto nel primo trimestre del 2010 siano arrivati in Italia 82 milioni di tonnellate, quasi il doppio di quanto importato nel periodo gennaio-marzo del 2009: una misura enorme, tanto che i pomodori costituiscono di gran lunga la prima importazione agroalimentare dall’ex Celeste Impero.


L’invasione della produzione cinese preoccupa tantissimo i produttori locali, che denunciano la concorrenza sleale ai loro danni. A loro sostegno, tesi non certo inedite, come lo sfruttamento da parte delle aziende cinesi di manodopera locale a scarsissimo costo nonché l’impiego di pericolosi conservanti chimici che da noi sono vietati.
La conseguenza è che sui mercati internazionali il pomodoro cinese costa 541 euro a tonnellata contro i 945 euro del pomodoro europeo.
E c’è un ulteriore elemento: il prodotto arriva principalmente sotto forma di semilavorato e trasformato in prodotti finiti da parte di imprese italiane importatrici, che possono così rivendere sughi, ragù e passati con il marchio “made in Italy”. Cosa perfettamente ammissibile, poiché nelle etichette occorre indicare dove si trova lo stabilimento di lavorazione e non il luogo di provenienza della materia prima. Così, anche i consumatori che in buona fede vorrebbero tutelare il prodotto italiano (ed essere garantiti sulla propria salute), rischiano di prendere solenni cantonate.


Contro questo stato di cose è intervenuta con forza la Coldiretti. L’associazione richiede a gran voce un intervento delle istituzioni comunitarie, perché vengano incrementati sensibilmente i dazi contro i pomodori cinesi: in generale, la tendenza è quella di abbassare nel tempo le barriere doganali fra l’Europa e la Cina per favorire l’insediamento dei nostri imprenditori in Oriente, ma per la Coldiretti la situazione dei pomodori è tale da richiedere urgenti misure difensive a tutela degli agricoltori comunitari.

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