Nuova procedura ritenuta d’acconto associazioni professionali

di Giuseppe Aymerich Commenta

Si è già accennato all’ondata di entusiasmo levatasi dagli ordini professionali alla notizia che i crediti residui di professionisti associati provenienti da ritenute d’acconto..

Si è già accennato all’ondata di entusiasmo levatasi dagli ordini professionali alla notizia che i crediti residui di professionisti associati provenienti da ritenuta d’acconto siano divenuti restituibili all’associazione di appartenenza.

A parere di chi scrive, tuttavia, tale entusiasmo è destinato rapidamente a raffreddarsi. È infatti palese che la nuova procedura, nella generalità dei casi, è tutt’altro che conveniente per alcuni fra i soci interessati (e, al contrario, convenientissima per gli altri).


Ipotizziamo un caso molto semplice: l’associazione professionale Alfa, cui aderiscano due professionisti (Tizio e Caio), entrambi con quota del 50%. Immaginiamo, inoltre, che dalla dichiarazione di Alfa emerga un credito da ritenute d’acconto pari a 20.000 euro: questo significa che entrambi gli associati riporteranno nella propria dichiarazione un credito di 10.000.

Immaginiamo, infine, che il debito IRPEF di Tizio e Caio sia rispettivamente pari a 8.000 e 3.000 euro; perciò, essi residueranno un credito, rispettivamente, di 2.000 e 7.000 euro.
Con la nuova procedura, essi restituiscono un totale di 9.000 euro all’associazione Alfa, che la impiegherà per compensare propri debiti d’imposta.

La domanda è: che convenienza ne avrebbe Caio? Egli starebbe, infatti, conferendo all’associazione un credito molto più alto di quello conferito da Tizio, e tale credito andrebbe poi a pagare debiti d’imposta che in realtà sono di interesse comune al 50%. Viceversa, è evidente che per Caio si profilerebbe un vero affare.


Sarebbe dunque molto più equo se fosse previsto non che ogni associato restituisca l’intero credito residuo, bensì che ognuno attribuisca in proporzione alle rispettive quote. In effetti, se sia Tizio che Caio dessero ad Alfa 2.000 euro (e Caio tenesse per sé i suoi restanti 5.000 euro), non ci sarebbe alcuna iniquità.
La circolare n. 56/2009, però, non accenna minimamente a questa possibilità.

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