La Lazio verso il crack

di Giuseppe Aymerich Commenta

Non si tratta di una notizia sportiva ma squisitamente economica: la società per azioni titolare della più antica squadra di calcio della Capitale è sull’orlo del fallimento..

Non si tratta di una notizia sportiva ma squisitamente economica: la società per azioni titolare della più antica squadra di calcio della Capitale è sull’orlo del fallimento.

L’allarme viene lanciato dal quotidiano “Il Tempo”, che parte da amare riflessioni sulla squadra biancoceleste, che oggi langue nei bassifondi della Serie A.


Se per ogni squadra della massima divisione la retrocessione in Serie B è una batosta sui propri conti, per le grandi è un autentico disastro: solo in diritti televisivi, si prevede che la Lazio vedrebbe sfumare in un colpo solo una cinquantina di milioni, anche a causa del concomitante ritorno alla gestione collettiva di tali diritti.

Sono lontani, in effetti, i tempi in cui la Juventus, nella medesima situazione, vantava dalla propria l’esclusiva con Sky, che attutiva la botta della retrocessione a tavolino.

Volendo fare un paragone ad un’altra squadra passata in traversie analoghe, semmai, il riferimento è alla Fiorentina: la caduta in Serie B della società presieduta all’epoca da Vittorio Cecchi Gori diede la spinta decisiva al suo fallimento, con conseguente azzeramento della rosa e ripartenza dalla serie C2.

La stessa sorte potrebbe toccare a breve alla Lazio, affogata nei debiti, la quale oltretutto è alle prese con pesanti pendenze fiscali. Anni addietro venne firmato un concordato fiscale che conteneva un piano di rientro progressivo dai debiti con l’Erario, ma l’eventuale addio alla Serie A taglierebbe le gambe ad ogni possibilità di rispettare questo piano.


C’è un’altra ipotesi da mettere sul piatto: l’ingresso di nuovi e facoltosi soci disponibili a ricapitalizzare la società; ma oggi come oggi nessun mecenate è all’orizzonte, considerando che il calcio non è più il bengodi di una volta e perdere le risorse investite è un rischio concreto cui ben pochi sono disposti a sottoporsi.

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