Decreto incentivi 2010

di Giuseppe Aymerich Commenta

Come ormai ogni anno, il Governo in carica ha varato il consueto “decreto incentivi”..

Come ormai ogni anno, il Governo in carica ha varato il consueto “decreto incentivi”, ossia un pacchetto di misure destinato a sostenere i settori imprenditoriali più in difficoltà in quel momento storico.
Annunciato ormai da mesi, il nuovo decreto rispetta la maggior parte delle ipotesi che si erano ventilate nelle ultime settimane, in particolare con riferimento alla tutela dei settori che meno ne hanno goduto nei provvedimenti precedenti.


Prima di esaminare il contenuto del provvedimento, è bene precisare che si tratta di un decreto-legge, dunque soggetto a possibili modifiche e integrazioni in sede parlamentare. Va inoltre precisato che le misure di incentivo avranno effetto solo a partire dal 6 aprile, sia per consentire ai rivenditori di attrezzarsi per le novità, sia perché i ministeri interessati (in particolare, quello dello Sviluppo Economico) devono varare i regolamenti attuativi.

I ministri Tremonti e Sacconi, insieme ad altri esponenti della maggioranza, si sono dichiarati soddisfatti del risultato finale uscito da Palazzo Chigi, e mettono l’accento sul sostegno non solo ai settori produttivi attesi (tessile, elettrodomestici…) ma anche a quelli meno scontati (nautica, agricoltura…). Un altro motivo di soddisfazione è che il decreto incentivi è stato varato, come dice in questi casi, “senza mettere le mani delle tasche degli italiani”, poiché si tratta di impiegare fondi già esistenti e, per il resto, favorire la lotta all’evasione fiscale con nuovi strumenti di controllo.


Soddisfazione, ovviamente, è stata espressa dai rappresentanti dei settori produttivi avvantaggiati, mentre la delusione emerge da quelli esclusi, in particolare i produttori di mobili e arredi, che versano in una situazione molto difficile.

Non si dichiara pienamente soddisfatta nemmeno Emma Marcegaglia, numero uno di Confindustria, che segnala come le misure, dell’ammontare pari a trecento milioni, sono piuttosto modeste rispetto alle esigenze nascenti della crisi in atto.

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