Bonus occupazione e dimissioni del lavoratore

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nella selva di crediti d’imposta previsti dalle nostre leggi tributarie..

Nella selva di crediti d’imposta previsti dalle nostre leggi tributarie, un posto fra i principali è occupato dal bonus riconosciuto per l’assunzione di lavoratori in una delle Regioni svantaggiate del Mezzogiorno.

In sostanza, se la media dei lavoratori occupati nell’anno è superiore rispetto a quella dell’anno precedente, e si ha dunque avuto un incremento di occupazione, si ha diritto ad un credito d’imposta pari a 333 euro al mese (416 se la persona assunta è una donna in condizione di svantaggio).


A dire il vero, è un’agevolazione che sta ormai per esaurire i suoi effetti, giacché la sua vigenza concerne il triennio 2008-10.

Una società si è però trovata di fronte un problema che probabilmente è comune a molte altre ditte. Fra i requisiti da soddisfare, occorre che la persona neo-assunta mantenga il posto di lavoro per almeno tre anni, o due in caso di PMI; si vuole, cioè, evitare che l’azienda assuma una persona per pochi mesi, giusto per maturare il diritto al credito d’imposta, per poi licenziarla subito dopo.

Ma cosa succede se invece il rapporto di lavoro cessa non per volontà dell’azienda bensì del lavoratore stesso, e cioè se costui dà le dimissioni? L’Agenzia delle Entrate ha risposto all’interpello presentato con la risoluzione n. 105/2010.


La risposta, in realtà, era abbastanza scontata. La legge non prevede alcun tipo di deroga alla condizione che si è descritta: perciò, qualunque sia la causa di cessazione del rapporto contrattuale (incluse dunque le dimissioni e, perfino, la morte del lavoratore), il diritto al credito viene a cessare. Non solo: se esso è già stato sfruttato, dovrà essere restituito con sanzioni e interessi.
Per l’impresa c’è però una soluzione: sostituire il lavoratore dimissionario assumendone un altro.

Fonte: Fisco Oggi

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