Regole standard per le “stelle” degli alberghi

di Giuseppe Aymerich Commenta

Chi non si è mai chiesto con quali criteri vengano attribuite le stelle (da una a cinque) negli alberghi italiani? Domanda tanto più..

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Chi non si è mai chiesto con quali criteri vengano attribuite le stelle (da una a cinque) negli alberghi italiani? Domanda tanto più legittima quanto più ci si accorge che i servizi offerti da hotel di pari grado variano moltissimo da un luogo all’altro.
Il punto è che tale funzione era attribuita in forma esclusiva alle Regioni, che spesso decidevano in maniera estremamente dissimile quando non confusa.

A questo caos, che produce effetti negativi sulla nostra immagine turistica, ha voluto rimediare un decreto-legge varato dal Governo un paio di settimane fa: sono stati fissati infatti alcuni requisiti inderogabili per l’assegnazione di un albergo ad una categoria piuttosto che all’altra.


Le Regioni dovranno immediatamente adeguare le loro normative alle nuove disposizioni nazionali, ed eventualmente integrarle per valorizzare le specificità locali (si pensi alle malghe trentine).
Dando una rapida scorsa agli standard fissati dal Governo, si scopre che il cambio della biancheria deve avvenire almeno una volta alla settimana per gli hotel ad una stella, due volte per quelli a due o tre stelle, e ogni giorno per quelli a quattro o cinque. Oppure si viene a sapere che per raggiungere almeno le tre stelle, ogni stanza deve avere il suo bagno privato e il personale della reception deve conoscere almeno una lingua straniera (tre se si vuole essere classificati come “cinque stelle”).


Indispensabile l’ascensore per avere almeno due stelle, il servizio Internet per i clienti se se ne desiderano almeno tre, parcheggi per almeno il 50% dei presenti se si ambisce alla quarta stella.
Non mancano ulteriori disposizioni sulla superficie delle stanze e sugli orari d’apertura della reception.
Per i turisti, insomma, un minimo di certezze in più che non guasteranno.

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