Manovra 2010: tagli a stipendi e rimborsi

di Giuseppe Aymerich Commenta

Seppure meno consistenti rispetto a quanto forse auspicato da molti cittadini, la manovra finanziaria ha toccato anche il mondo della politica italiana e delle alte cariche dello Stato..

Seppure meno consistenti rispetto a quanto forse auspicato da molti cittadini, la manovra finanziaria ha toccato anche il mondo della politica italiana e delle alte cariche dello Stato. Vengono infatti attuate varie sforbiciate su svariati capitoli di spesa.

Innanzitutto, viene tagliato del 10% lo stipendio di ministri e sottosegretari; il taglio, però, non è poderoso come potrebbe apparire a prima vista, giacché si applica soltanto sugli importi che su base annuale superano la soglia di ottantamila euro.


Altri tagli (stavolta sul 10% “pieno”, calcolato rispetto ai valori del 2009) vengono apportati ai compensi per i componenti di numerosi organi: CSM, CNEL, TAR Sicilia eccetera. La mannaia calata sui manager degli enti pubblici sarà invece analizzata in un articolo a parte.

Il Governo non poteva poi intervenire direttamente sui costi del Parlamento, della Corte Costituzionale e del Quirinale (organi autonomi), così si è trovata una via traversa per ridurne i costi: le eventuali spese per la cassa integrazione dei rispettivi dipendenti ricadranno sulle amministrazioni interessate e non più sul Governo. In ogni caso, la manovra invita fra le righe (ma non troppo) anche questi enti a darsi spontaneamente una regolata.

E le spese della politica? È stabilito che il gettone di presenza non possa mai superare i 30 euro a seduta; ma, soprattutto, è stato imposto un giro di vite sui rimborsi elettorali ai partiti.


Per ogni parlamentare eletto sarà riconosciuto non più un euro bensì 80 centesimi moltiplicati per il numero degli abitanti nelle singole circoscrizioni elettorali. Inoltre, il contributo continuerà, come adesso, ad essere attribuito per ogni anno di legislatura, ma se questa s’interrompesse prematuramente, anche il rimborso cesserebbe automaticamente (in origine era previsto in tutti i casi per l’intero quinquennio). Tutto questo, comunque, a partire dalla prossima legislatura.

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