Manovra 2010: conseguenze della sanatoria edilizia

di Giuseppe Aymerich Commenta

Nell’articolo precedente abbiamo visto i presupposti per cui si può desiderare regolarizzare la situazione delle proprie case-fantasma..

Nell’articolo precedente abbiamo visto i presupposti per cui si può desiderare regolarizzare la situazione delle proprie case-fantasma.

Ma quali sono le conseguenze per chi si farà avanti? Sono previste sanzioni modeste per la ritardata denuncia di accatastamento: rispetto all’importo ordinario di 300 euro per unità e per anno, si dovrebbe scendere a 25 per i soli 2009 e 2010 (dunque 50 in tutto).


L’ICI e l’IRPEF mai pagate su questi immobili, analogamente, saranno richieste a partire dal 2009 (con sanzioni ridotte), mentre gli anni precedenti saranno totalmente condonati.

Per chi, invece, non cogliesse l’occasione della sanatoria, non ci dovrebbe essere scampo: gran parte delle situazioni irregolari è ormai nota all’Agenzia del Territorio (grazie all’avvenuta mappatura satellitare del suolo nazionale), che per le azioni capillari sul territorio potrà avvalersi della collaborazione dei Comuni, cui spetterà parte delle sanzioni riscosse.

A quel punto, queste ultime saranno applicate senza sconti, mentre le imposte evase saranno richieste con riferimento agli ultimi cinque anni.

Il vero enigma riguarda, però, i fabbricati costruiti abusivamente su aree non edificabili: al di là delle questioni fiscali, infatti, per loro resta prevista la demolizione a spese del proprietario e, presumibilmente, conseguenze penali per proprietario e costruttore; al momento non sono previsti sconti di alcun genere, da questo punto di vista.


Diviene perciò difficile che gli interessati si facciano avanti: fruirebbero della sanatoria fiscale, ma le altre conseguenze ricadrebbero inesorabilmente sulle loro spalle.
Non è quindi escluso che la sanatoria venga presto accompagnata da un condono edilizio: le case abusive verrebbero, cioè, considerate valide a tutti gli effetti, senza demolizioni né condanne penali, in cambio di un ulteriore obolo a Stato e Comuni. Questa, però, ad oggi è solo un’ipotesi.

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