Moratoria dei debiti bancari: i requisiti strutturali

di Giuseppe Aymerich Commenta

Con la sigla dell’accordo fra l’Associazione Bancaria Italiana e i sindacati degli imprenditori, con la benedizione del ministero dell’Economia..

associazione bancaria italiana

Con la sigla dell’accordo fra l’Associazione Bancaria Italiana e i sindacati degli imprenditori, con la benedizione del ministero dell’Economia, entrano nel vivo le disposizioni con le quali le piccole e medie imprese italiane (PMI) in difficili condizioni di liquidità a causa della grave situazione congiunturale possono richiedere una sospensione del pagamento dei debiti verso le banche, alle condizioni di seguito descritte.

L’accordo tiene conto delle contrapposte esigenze espresse sia dalle imprese di poter tirare il fiato, sia delle banche di non mettere a repentaglio i propri crediti.


Vediamo, dunque, i dettagli. La moratoria è concessa su istanza presentata dall’impresa stessa (sui siti delle singole banche è possibile scaricare il fac-simile); l’istanza viene poi valutata dalla banca interessata, con successiva sua accettazione o rigetto.

Come accennato, il discorso riguarda solamente le PMI, individuate sulla base della normativa europea; queste norme, a dire il vero, sono piuttosto largheggianti e dunque soltanto i colossi imprenditoriali rimangono tagliati fuori.


Nello specifico, le leggi comunitarie definiscono PMI le aziende che rispettano congiuntamente due requisiti: numero dei dipendenti occupati stabilmente non superiore a duecentocinquanta e fatturato non superiore a cinquanta milioni di euro; in alternativa all’ultimo requisito, è sufficiente avere un attivo di bilancio non superiore a quarantatre milioni di euro.

È stato chiarito che i dati di bilancio e fatturato fanno riferimento all’ultimo esercizio chiuso (e quindi non a quello in corso) e che nei gruppi societari ogni impresa fa storia a sé, indipendentemente dai valori delle consociate.

Non ha alcun rilievo il ramo di attività dell’impresa; inoltre, sono ammessi al beneficio anche gli enti diversi dalle società che, anche a livello marginale, svolgano attività d’impresa accanto a quella istituzionale.

In tutti i casi, il beneficiario della moratoria deve avere sede in Italia.

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