In aumento in Italia i debiti non onorati

di Luca Bruno Commenta

La notizia rimbalzata sui giornali fa preoccupare sulla ripresa: 2,2 miliardi sono in questi sei mesi i debiti non onorati dagli italiani, segno di una profonda mancanza di liquidità.

assegno

La notizia rimbalza su tanti quotidiani nazionali, e si riferisce ad un sondaggio pubblicato in questi giorni da Unioncamere: gli assegni a vuoto sono in diminuzione, con una riduzione di più dell’11%, ma l’importo medio di questi è invece aumentato del 10%, con il risultato finale che l’aumento degli assegni a vuoto in generale risulta comunque un dato sempre in crescita, con percentuali di aumento del 5,2% riguardo al numero degli assegni a vuoto emessi, ed un 12,7% dell’importo medio rispetto ai dati dello scorso anno. Secondo le stime ciò significa un capitale di più di 2 miliardi di € non onorato.

Un altro dato altrettanto negativo lo toccano le cambiali, che sono sia aumentate di numero, 15% in più, sia nell’importo medio, addirittura il 38% in più. Il dato fa sì che la soglia di capitale non pagato tocca quasi il miliardo di euro contro i quasi 700 milioni dello scorso anno.

Sono dati che rendono evidente come gli italiani facciano sempre più difficoltà ad onorare i debiti contratti, e questo non è altro che uno dei segnali che la crisi è ben lungi dall’essere terminata.

Il problema dei debiti può essere poi un grosso pericolo dal punto di vista della ripresa economica, in particolare, quando i debitori sono le imprese, piccole o piccolissime, di cui per molti versi è composto il panorama imprenditoriale italiano.

Si è davanti a dati che fanno pensare come un rilancio di questa imprenditorialità di base, piccola, piccolissima e “micro”, sia ancora lontano.

L’aumento dei debiti significa anche che può in poco tempo svilupparsi una pericolosa spirale per cui, essendo impossibilitati ad onorare un debito, si dovrà ricorrere ad un altro prestito, con le conseguenze di aumentare inesorabilmente il capitale da restituire.

Essere indebitati significa anche consumare di meno, in termini di risorse, materie prime e prodotti finiti, con la evidente conseguenza che tale aumento dell’insolvibilità in generale alla fine si farà sentire non solo sui diretti interessati, ma sull’intero sistema economico.

Che fare? Sicuramente positivo è mantenere la calma e la fiducia in una ripresa, e favorire il sistema dei prestiti anche di fronte a questa pericolosa parabola discendente garantendone la continuità. Una chiusura o una maggiore rigidità dei finanziamenti adesso non aggiungerebbe altro che ulteriore instabilità ad un edificio di per se già traballante.

Un altra ipotesi, di cui probabilmente sentiremo parlare sempre più spesso nei prossimi mesi, qualora non ci fossero cambiamenti radicali nell’andamento generale, sarà probabilmente l’erogazione di microcrediti sullo stile di quelli da anni utilizzati nei paesi sottosviluppati: capitali limitati, interessi contenuti, e limitate garanzie.

Una strada che potrebbe risultare vincente, permettendo lo sviluppo di una rete di nuove imprese che talvolta hanno creatività, volontà di riuscita, e potenzialità notevoli ma non hanno le basi finanziare con cui far partire il loro progetto.

Fonte dei dati: Sole 24ore/Repubblica

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