Scontrini fiscali inutili secondo gli esperti

di Giuseppe Aymerich Commenta

In questi giorni sta destando molto scalpore il libro scritto da Roberto Convenevole, capo dell’ufficio studi dell’Agenzia delle Entrate..

In questi giorni sta destando molto scalpore il libro scritto da Roberto Convenevole, capo dell’ufficio studi dell’Agenzia delle Entrate.
Il saggio (“La materia oscura dell’IVA”) descrive una situazione raccapricciante sullo stato dell’imposta, fatto di evasione dilagante (intorno ai 25 miliardi l’anno) e compensazioni indebite (che vedrebbero coinvolti l’ottanta percento dei soggetti passivi).


Un capitolo che ha ottenuto meno attenzione, ma tecnicamente molto interessante, è quello dedicato agli scontrini fiscali, introdotti in Italia circa trent’anni fa con lo scopo di semplificare la vita degli imprenditori assicurando al tempo stesso la certificazione dei corrispettivi.

In realtà, secondo Convenevole, il sistema attuale degli scontrini è superfluo se non ingannevole, e non serve affatto allo scopo di combattere l’evasione.
I motivi sono diversi. Innanzitutto, l’ammontare giornaliero rilevato dal registratore di cassa va riportato manualmente nei registri contabili, e in questa fase fin troppi importi si perdono per strada, rendendo sostanzialmente vana l’emissione dello scontrino.

Ma non basta: sempre più esercenti emettono furbescamente documenti che scontrini non sono ma che all’occhio del consumatore inesperto potrebbero sembrarlo. In realtà si tratta di pezzi di carta fiscalmente inutili, dato che in realtà quanto incassato non risulta certificato in alcun modo.

E, ovviamente, dilaga la frode più semplice: non emettere proprio niente o emettere scontrini con importi ridotti, a dispetto delle sanzioni sempre più salate previste dal legislatore e lo spauracchio della chiusura dei locali.


Convenevole suggerisce soluzioni radicali per combattere questi fenomeni: registratori di cassa elettronici che rilevino incassi e pagamenti e che siano predisposti per l’invio telematico quotidiano dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate; in quest’ipotesi, già praticata in altri Stati, lo scontrino fiscale verrebbe abolito.
Va ricordato come questa misura fu in realtà già introdotta (ma solo sulla carta) nel 2006 e poi abrogata nel 2008.

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