Le grandi imprese nel mirino del Fisco

di Giuseppe Commenta

Fin dalle prime battute, le intenzioni del nuovo Governo in tema di controlli fiscali sono state chiare. Per..

Giulio Tremonti

Fin dalle prime battute, le intenzioni del nuovo Governo in tema di controlli fiscali sono state chiare. Per espressa dichiarazione del ministro Tremonti, l’azione dell’Amministrazione Finanziaria deve concentrarsi maggiormente sui controlli nel territorio e meno sulla verifica della corretta regolarità degli adempimenti formali.

In questo senso, parecchi di questi adempimenti sono stati soppressi (come l’elenco clienti-fornitori) mentre sono stati incrementati gli strumenti per i controlli sostanziali, e questo soprattutto a carico delle aziende di grandi dimensioni.


Sono ormai numerosi i provvedimenti adottati in questi mesi che rendono sempre più pressanti le verifiche del Fisco sui conti delle maggiori società, ritenute potenzialmente più coinvolte in fenomeni di evasione di grande portata.

In effetti, i conti del 2007 dimostrano che, da soli, i controlli su settecento grandi contribuenti hanno portato al recupero di circa il 25% del totale delle imposte riscosse coattivamente nello stesso anno.
La principale linea-guida dell’azione tracciata dal Governo è quella di intensificare dal 2009 i controlli sulle dichiarazioni dei redditi e IVA delle imprese con fatturato superiore a 300 milioni di euro (che diverranno 100 nel 2011).

Ogni anno si selezioneranno sulla base di molti parametri (settore produttivo, rapporti con l’estero, violazioni passate…) quali società sottoporre a controllo sostanziale, e dunque statisticamente per una grande impresa sarà ben più facile essere selezionata rispetto ad una piccola.


Ma non basta: sarà istituita una task-force presso l’Agenzia delle Entrate specializzata proprio sulle grandi imprese, col compito di gestire i controlli e i contenziosi tributari e di individuare le pratiche evasive più comuni.

Si calcola che ogni anno dovrebbe arrivare da tali azioni circa 1,6 miliardi di gettito, di cui almeno il 60% deriverebbe dalla “tax compliance”, ossia la spontanea volontà dei contribuenti di non compiere illeciti pur di evitare le sanzioni.

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