Compensazioni IVA, nel 2010 un crollo verticale

di Giuseppe Aymerich Commenta

A partire dal periodo d’imposta 2010, è consentito utilizzare liberamente crediti IVA in compensazione con altri debiti d’imposta all’interno del modello F24 esclusivamente entro la soglia di quindicimila euro..

A partire dal periodo d’imposta 2010, è consentito utilizzare liberamente crediti IVA in compensazione con altri debiti d’imposta all’interno del modello F24 esclusivamente entro la soglia di quindicimila euro.
Per poter impiegare crediti di entità superiore, infatti, occorre presentare nella dichiarazione IVA il visto di conformità, apposto da professionisti abilitati (iscritti in appositi elenchi e dotati di polizza assicurativa dedicata).


La misura non è l’unica ma è certamente la principale adottata contro il preoccupante fenomeno delle compensazioni indebite, che negli anni passati sono andate crescendo in maniera impressionante creando grossi problemi alle casse erariali. Il ministro Tremonti ha parlato più volte di “F24 bancomat”, indicando la possibilità di pagare i debiti con crediti fasulli, la cui inesistenza però emerge a distanza di mesi se non di anni (dando nel frattempo al contribuente il tempo di rimettere in sesto la propria liquidità per affrontare le inevitabili sanzioni).
Negli ultimi tempi, d’altronde, i controlli sulle compensazioni sono andati intensificandosi, rivelando contorni davvero preoccupanti. Cosa, peraltro, immaginabile: basti dire che nel 2008 i crediti d’imposta compensati in totale nel modello F24 ammontavano a ventinove miliardi di euro, di cui diciassette proprio per IVA.


Sebbene sia ancora presto per tracciare delle conclusioni sugli effetti della novità, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha dichiarato che i primi risultati sono inattesi, rivelando quanto il fenomeno fosse evidentemente molto più esteso di quanto temuto.
In questi primi mesi del 2010, le compensazioni di crediti IVA sono precipitate, secondo Befera, addirittura del 55%. In parte questo è certo dovuto all’irrigidimento della procedura (e ai conseguenti costi), ma è concreto il dubbio che il grosso del crollo dipenda dalle compensazioni indebite oggi non più praticabili a cuor leggero.

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